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12/02/2021

Ance: «Dopo il disastro ripresa possibile ma prolungare il superbonus fino al 2026»

Il Messaggero - Giusy Franzese

EDILIZIA
L'ASSOCIAZIONE DEI COSTRUTTORI: L'INCAPACITÀ DI SPESA PUÒ FARCI PERDERE METÀ DEI PROGETTI PREVISTI DAL RECOVERY
ROMA Il 2020 è andato male, anzi malissimo. Ma già quest'anno potrebbe esserci un significativo rimbalzo. Purché si facciano le scelte giuste, a cominciare dallo sblocco dei cantieri. Ma non solo. Serve anche una semplificazione del codice degli appalti e una proroga del superbonus al 110% fino al 2026. Nel presentare l'osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni, l'Ance, l'associazione nazionale costruttori edili, spinta anche da una forte fiducia verso il costituendo governo Draghi, va oltre il solito cahier de doleance. I dati negativi ci sono e non si possono cancellare, purtroppo. Se adesso però si giocano bene le carte sul tavolo allora il 2021 può raccontare un'altra partita. Gli investimenti nel settore, trainati dalle opere pubbliche (+7,7%) e manutenzione degli edifici (+14% secondo le previsioni), potrebbero far segnare una crescita dell'8,6% con un effetto sull'intera economia di quasi 2 punti percentuali di Pil. Ma affinché le stime si trasformino in realtà occorre sbloccare subito i cantieri: «È la prima cosa che chiederei al presidente Draghi» dice Gabriele Buia, presidente Ance. C'è poi un altro problema atavico che l'Italia deve risolvere il prima possibile: l'incapacità di spendere le risorse assegnate. «Questa incapacità di spendere si ripercuoterà sicuramente sulle risorse del Recovery Fund» continua Buia. Che aggiunge: «Le opere infrastrutturali secondo l'Europa dovranno essere appaltate entro il 2023 e ultimate entro il 2026 rendicontate, che vuol dire finite e collaudate. In Italia un'opera superiore a 100 milioni di euro impiega più di 15 anni per essere realizzata. E un'opera da 1 milione di euro 4-5 anni. Sono tempi non compatibili con le risorse europee». Secondo l'Ance a rischio sono la metà dei progetti. La creazione di un superministero Infrastrutture, Trasporti e Ambiente però, secondo Buia, non è detto che sia la soluzione giusta: «Mi sembra un'impresa titanica, non la vedo attuabile. Meglio una cabina di regia». L'IMPATTO COVID Per quanto riguarda i dati del 2020, l'impatto del Covid e dei lockdown sul settore è stato pesantissimo: gli investimenti, che già venivano da 12 anni di crisi con livelli produttivi ridotti di un terzo e la perdita di 137 mila imprese, sono crollati di un ulteriore 10%. Davanti a tutti gli indicatori ci sono segni meno: -13,6% dei permessi a costruire per nuove abitazioni e -39% per l'edilizia non residenziale (dati riferiti ai primi sei mesi 2020); -22% le compravendite; -9,8% le ristrutturazioni. In quest'ultimo caso è la prima volta: oltre l'emergenza sanitaria ha inciso anche l'attesa per il decollo del Superbonus 110%. Una misura di cui l'Ance chiede la proroga fino al 2026 e una semplificazione delle procedure. «È la vera misura di rilancio» del settore, sostengono, in grado di far aumentare di 6 miliardi l'anno gli investimenti nel settore con un effetto totale sull'economia di 21 miliardi di euro e un incremento di circa centomila posti di lavoro di cui 64.000 diretti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Nel 2020 il settore edile ha perso il 10% degli investimenti