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21/10/2020

Anas, 4 miliardi in cassa congelati dalla burocrazia

La Nuova Sardegna - di Silvia Sanna

Cantieri, le risorse sono ferme per il caos normativo e gli organici all'osso
di Silvia SannawSASSARIL'obiettivo è nobile, semplificare le procedure, ma il risultato è fallimentare: ogni nuova legge, ogni nuovo codice degli appalti o regolamento attuativo è altra carta che si aggiunge alla montagna di faldoni. Ed è lavoro in più per il personale sempre più risicato degli uffici alla prese con un groviglio di normative e di domande da presentare: se per realizzare una rotatoria in una strada provinciale della Sardegna devi chiedere l'autorizzazione a Roma allora è chiaro che il sistema si è inceppato. Al punto che il problema principale non è ottenere i soldi per realizzare i progetti, ma avere progetti cantierabili: cioè dare gambe alle opere che invece restano inchiodate con il doppio effetto beffa: succede infatti che le autorizzazioni ottenute con così tanta fatica nel frattempo scadano e vanno rinnovate. «Siamo la repubblica della carta, bravissimi nel complicarci la vita invece di affrontare le tantissime situazioni critiche. Il risultato è che solo nelle casse dell'Anas ci sono 4 miliardi spendibili per realizzare opere importanti ma gli interventi rimangono fermi al palo per colpa dei tempi lunghissimi. Mediamente per progettare, approvare e realizzare un'opera servono 13-14 anni con le autorizzazioni che però scadono ogni 5. Una situazione che Mauro Coni, ingegnere, professore associato di "Strade, Ferrovie e Aeroporti" all'Università degli Studi di Cagliari, ex assessore alla Mobilità e trasporti del comune di Cagliati e consulente di un numero imprecisato di enti e amministrazioni, giudica inaccettabile. «In Sardegna c'è bisogno di un piano di rinascita per spendere le risorse e spenderle bene, rispondendo alle richieste dei territori. Quattro miliardi di fondi fermi sono un'offesa per la vita delle persone. Non realizzare una strada che consenta di viaggiare con tempi più rapidi e in condizioni di maggiore sicurezza crea un danno enorme perché rallenta l'economia e limita la socialità, condiziona le scelte e gli affetti».Le opere ferme. Negli ultimi sei mesi per fortuna qualcosa è cambiato e c'è stato uno sblocco significativo di alcuni cantieri da tempo paralizzati. «È stato notevole l'impegno della Regione, assessorato ai Lavori pubblici, ma rimangono tantissime le opere al palo. Per questo - dice Coni - serve un piano straordinario non tanto di finanziamenti ma soprattutto di risorse umane con competenze specifiche». Un paio di numeri rendono bene l'idea: il personale Anas è stato più che dimezzato, da 600 gli addetti sono diventati meno di 300, in Regione su 1300 la parte amministrativa è assolutamente dominante: «Sulle opere stradali c'è stato uno sforzo enorme con gli organici ridotti all'osso», dice Coni. Ma l'accelerata non può più essere rinviata, perché ci sono opere cruciali da completare come Sassari-Olbia e la Sassari-Alghero, senza dimenticare la strada statale 131: «Sulla Carlo Felice dal 1998 è stato investito oltre 1 miliardo e mezzo in particolare nel tratto da Oristano a Cagliari. Si sono alternati negli anni decine di gruppi di progettazione e grazie agli interventi la sicurezza è stata incrementata moltissimo». Diverso il discorso per il tratto nord, con il Sassarese che attende ancora il completamento di altre strade cruciali. «La Sassari-Olbia è essenziale per la connessione del territorio, per collegare i porti e gli aeroporti e soprattutto per la sicurezza delle persone. Dal 2009 i lavori sono stati interrotti con le motivazioni più diverse e sono ripartiti più volte, il groviglio di procedure e di norme cervellotiche, insieme agli organici inadeguati e alle scarse competenze hanno messo i bastoni tra le ruote a un'opera che tutti vogliono». La strategia. Il cambio di passo secondo l'ingegner Coni è fatto di tre elementi: procedure semplificate, maggiore autonomia nelle decisioni «perché il compartimento Anas della Sardegna non deve chiedere il permesso a Roma anche per una rotatoria o un semaforo» e più organici e competenza «perché chi ha un problema al cuore non va dal pediatra ma dal cardiologo. Tra gli ingegneri è la stessa cosa: per occuparsi di strade servono competenze specifiche, servono passione e conoscenza per capire i problemi e trovare subito le soluzioni migliori».