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14/12/2019

Ammanco al Cup assolto Franco Rubini

Il Messaggero

IL TRIBUNALE RINVIA GLI ATTI ALLA PROCURA PER DEFINIRE IL RUOLO DELLA FIGLIA
LA SENTENZA
A distanza di tre anni, ieri è stato assolto per non aver commesso il fatto dall'accusa di peculato ai danni della Asl Franco Rubini, 65 anni, teramano, amministratore del consorzio Nike, società che in passato ha gestito il Cup dell'azienda sanitaria di Teramo, difeso dall'avvocato Federica Benguardato. Rinviati gli atti alla Procura per quanto riguarda la figlia, che come emerso al dibattimento, «si recava mensilmente nella ragioneria della Asl per portare le rendicontazioni mensili», ma che citata come teste si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Secondo l'accusa, la ditta di cui Rubini era amministratore a luglio del 2014 non avrebbe riversato alla Asl di Teramo poco più di 14mila euro, somma relativa al servizio di accettazione esami e riscossione ticket per il laboratorio analisi e attività dell'unità operativa di radiologia. Quello era l'ultimo mese di contratto per il consorzio Nike della gestione del Centro unico di prenotazione della Asl di Teramo, di cui si era aggiudicato l'appalto a giugno 2011, con scadenza, appunto, a fine luglio 2014. Ad accorgersi di quella somma non versata alla tesoreria fu la ragioneria della Asl, che subito segnalò l'ammanco, facendo scattare la denuncia e l'indagine della Procura. Dai controlli, come spiegato al processo dai dipendenti Asl, è emerso che il profilo numerico del versamento di 14.249 euro era già stato utilizzato per un altro versamento da 4.639 euro, somma, quest'ultima, che faceva parte del totale incassato a luglio 2014, ossia 59.227 euro. Eppure in ragioneria alla Asl nessuno vedeva mai Franco Rubini che aveva delegato altri per i versamenti. Al suo posto, mensilmente, era sua figlia che si recava per portare le rendicontazioni mensili, così come hanno confermato le stesse dipendenti. A processo la stessa azienda sanitaria teramana si è costituita parte civile, rappresentata dall'avvocato Tommaso Navarra. All'epoca direttore amministrativo era Maurizio Di Giosia, attuale direttore generale, il quale ha dichiarato che lui stesso dopo essere stato avvisato dell'ammanco, visionò tutta la documentazione con il personale dell'ufficio ragioneria e inviò una relazione alla direzione generale. Ieri anche il pm ha chiesto l'assoluzione.
Teodora Poeta
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