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20/03/2021

Ambulanze, giro d’appalti truccati È coinvolta coop con sede a Pesaro

Corriere Adriatico

Quattro arresti per l'inchiesta della Finanza partita da Pavia. La società è la First Aid di Torraccia
L'INDAGINE
PESARO Appalto truccato per il trasporto in ambulanza, salari al ribasso, offerta sotto la soglia minima delle tariffe regionali. Con queste accuse i finanzieri hanno operato quattro arresti, tra cui quelli di due amministratori della cooperativa coinvolta. Il blitz della Guardia di finanza è scattato a Pavia all'alba di ieri, con diverse perquisizioni e sequestri in Lombardia, Marche, Lazio e Sicilia. A finire ai domiciliari sono stati il direttore generale dell'Asst Michele Brait, il responsabile unico del procedimento Davide Rigozzi; e gli amministratori di fatto della società First Aid, i fratelli Antonio e Francesco Calderone. Nello specifico tratta della First Aid che ha sede legale a Pesaro nella zona commerciale e dirigenziale di via degli Abeti della Torraccia. Un appoggio formale pur non operando di fatto sul territorio provinciale anche se in passato ha offerto servizi in altre zone delle Marche.
I precedenti
I reati sono quelli di turbativa d'asta e frode nelle pubbliche forniture. I due fratelli non risulterebbero nella composizione societaria della First Aid One, ma secondo le indagini dei finanzieri sono amministratori di fatto. Francesco Calderone era stato amministratore unico dal 2010 al 2013, poi era uscito. Una delle sue sedi operative si trova sempre nelle Marche ad Ancona (le altre sono a Mantova, Reggio Emilia e, appunto, Pavia) e il suo preposto risulta una 37enne di Messina. La cooperativa indagata è parte di un consorzio più ampio con sede a Messina nel quale sono presenti altre cooperative operanti nel settore del trasporto sanitario. La cooperativa risulta avere oltre 300 dipendenti e risulta avere un rating di legalità con 2 stelle su 3. E' attribuito dall'autorità garante della concorrenza e del mercato sulla base della verifica del comportamento etico in ambito aziendale. Resta da capire il perchè di una sede legale a Pesaro. Ci sono state perquisizioni e sequestri di apparati informatici appunto in Lombardia, Marche, Lazio e Sicilia.
Come si è partiti
L'indagine delle Fiamme Gialle è iniziata due anni fa e riguarda il bando di gara indetto dalla ASST di Pavia nel 2017 per l'affidamento dei servizi di trasporto in ambulanza svolti dalla una cooperativa di Pesaro per gli ospedali di Voghera, Vigevano, Mede, Mortara, Casorate Primo, Broni e Stradella. Secondo le indagini finora svolte la cooperativa dopo essersi aggiudicata un appalto del valore di circa 2 milioni di euro avrebbe spesso mancato di garantire, già dai primi mesi di operato, il servizio richiesto dall'appalto, creando numerosi e continui disservizi uniti a sensibili ritardi e mancate prestazioni sanitarie, spesso confermati anche da molte segnalazioni pervenute dai pazienti trasportati e dai medici in servizio presso i citati presidi ospedalieri, facendo presupporre l'utilizzo di un numero di autoambulanze e automediche inferiore a quello che era stato contrattualmente previsto. La Guardia di finanza ha ricostruito che durante la partecipazione al bando di gara la cooperativa ha potuto presentare all'Asst di Voghera un'offerta anomala, perché quanto offerto non copriva neanche i costi del servizio, tanto da impedire la partecipazione di tutte le altre associazioni presenti nella provincia di Pavia.
L'anomalia
I finanzieri fanno sapere che «la cooperativa indagata avrebbe potuto far fronte a un ribasso di oltre il 25% rispetto alle tariffe indicate da Regione Lombardia indicando un costo del lavoro dei propri dipendenti inferiori ai minimi salariali previsti dal contratto collettivo nazionale, costringendo propri lavoratori a prestare anche attività come volontari, traendone un vantaggio che ha consentito loro di presentare un'offerta palesemente anomala per aggiudicarsi l'appalto. I vertici di Asst Pavia (Direttore e Rup) - si evidenzia - pur consapevoli della palese anomalia dell'offerta e dell'illiceità del ricorso alla manodopera volontaria, aggiudicavano ugualmente l'appalto alla cooperativa e, successivamente, a fronte delle numerose violazioni contrattuali acclarate già durante il periodo di prova, omettevano di procedere alla revoca dell'aggiudicazione stessa, consentendo alla vincitrice di ottenere un illecito profitto».
Luigi Benelli
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