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17/03/2020

Altro decretino di notte Anziché i tagli di tasse rifanno una finanziaria

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

Surreale e ridicolo: 120 articoli e milioni di persone non sanno se oggi devono pagare le scadenze o no
• Ammesso che un'impresa sopravviva al disastro causato dal coronavirus, non è affatto detto che - poi resista all'incredibile massacro fiscale, alla congestione di scadenze che il governo è orientato a fissare tra fine maggio e fine giugno. Il decreto a meno di modifiche in extremis e a meno di un suo stravolgimento in sede di conversione parlamentare prevede infatti un differimento (...) segue a pagina 5 Segue dalla prima pagina • di fatto di molti versamenti e adempimenti, ma poi li ributta brutalmente sulle spalle del contribuente prima dell'estate. Prima interpretazione possibile: il governo è forse ottimista sull'evoluzione del contagio, immaginando una rapida ripresa a pieno regime delle attività economiche? No, è un'ipotesi da scartare, visto che il decreto attribuisce alla Protezione civile la possibilità di requisire beni mobili e immobili fino al 31 luglio. Seconda interpretazione possibile: il governo ammette di avere liquidità fino a fine aprile, e poi impone agli italiani un carico fiscale spaventoso, pena un rischio di default. Piccolo «dettaglio»: per evitare il default generale, si rischia però il default di molte famiglie e imprese, a quel punto. Terza interpretazione possibile: il governo non ha il coraggio di sfidare davvero Bruxelles e Francoforte, non va a «vedere» l'eventuale bluff altrui, non sceglie il fatto compiuto, e opta ancora per un'operazione tutto sommato limitata, per quanto - va detto assai più ampia degli stanziamenti inizialmente previsti. È quanto si ricava dalla lettura del prowedimento-monstre (120 articoli nell'ultima bozza) entrato ieri sera in Consiglio dei ministri dopo l'ormai consueta girandola di anticipazioni. Ne esce una via di mezzo tra un Milleproroghe e una (brutta) finanziaria, un provvedimento che nasconde nella mole delle previsioni e dei dettagli la mancanza di un vero shock in grado di risollevare il Paese. Vediamo i dettagli fiscali più inquietanti, disseminati negli articoli 58 e 65 degli ultimi testi circolati ieri. L'articolo 58 sospende gli adempimenti tributari (diversi dai versamenti) in scadenza tra l'8 marzo e il 31 maggio: ma andranno effettuati entro il 30 giugno. Quanto ai versamenti tributari sospesi di chi beneficerà della mini moratoria fiscale determinata dal Coronavirus, andranno compiuti in un unico colpo entro il 31 maggio (con l'unica alternativa di 5 rate mensili). Beffa ulteriore: l'ultimo testo circolato sottolinea che non ci sarà rimborso di quanto già versato. Il che fa il paio con l'altro atroce scherzo consumato nel fine settimana, quando solo alle 18.40 di venerdì scorso (a studi professionali chiusi) il Mef ha comunicato il differimento della scadenza Iva di oggi, 16 marzo. A quel punto, molti hanno tentato di revocare l'ordine di pagamento: ma una volta entrata nei canali telematici dell'Agenzia delle entrate, la disposizione di pagamento non poteva più essere fermata. Un'altra corda al collo è quella che riguarda (articolo 65) le cartelle e gli altri carichi già affidati agli agenti della riscossione. Anche in questo caso scatta una sospensione per il periodo che va dall'8 marzo al 31 maggio, ma occorrerà pagare tutto in un'unica soluzione entro il 30 giugno. L'altra clamorosa presa in giro riguarda le partite Iva, a cui viene destinata un'indennità una tantum di 500 euro. Una sola volta, e solo 500 euro anche per chi abbia perso un grande fatturato: come La Verità aveva previsto, un'ennesima umiliazione per i lavoratori autonomi. Per il resto, il decreto ha i contenuti attesi: potenziamento delle reti sanitarie, aumento dei posti letto, spazio per assunzione di medici e infermieri e per trattenere in servizio chi doveva andare in quiescenza, super straordinari per gli ospedalieri, congedi parentali (al 50% della retribuzione), quarantene equiparate a periodi di malattia, cassa integrazione in deroga allargata a tutti i settori, irrobustimento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, ammissione al fondo per i mutui prima casa anche per gli autonomi che autocertifichino un calo di fatturato del 33% (senza presentazione dell'Isee). Comprensibilmente insoddisfatta la Lega. Fonti del partito di Matteo Salvini hanno reagito in questi termini: «La Lega ha presentato proposte ed è stata disponibile a confronto e condivisione. E seppure è vero che sono state accolte due istanze (sospensione generalizzata per Iva fino a 2 milioni di fatturato invece di 400.000 e cassa integrazione anche per piccolissimi con un solo dipendente), non sono stati accolti la sospensione dell'entrata in vigore di plastic tax, sugar tax, sospensione del codice degli appalti, sospensione Isa, riapertura del saldo e stralcio, regime semplificato per pmi e compensazioni fiscali più facili». E ancora: «Nonostante questo, la Lega continua con spirito di leale collaborazione, ma rileva una sostanziale chiusura del governo. Il governo ha manifestato, a parole, la volontà di condividere il testo, ma questa volontà è stata ostacolata da una serie di fattori interni alla maggioranza». A destare incredulità sono infine altre misure inserite qua e là: proroga dei termini per la riorganizzazione dei ministeri, proroga dei membri di Agcom e Garante privacy, altri soldi alla Rai (motivazione addotta: presumibile contrazione dei ricavi pubblicitari), mentre fino all'ultimo è rimasta un'incertezza sull'uso (anomalo) di questa emergenza sanitaria per destinare altro denaro dei contribuenti ad Alitalia. A quanto pare Alitalia alla fine sarebbe rimasta fuori dal decreto: il tema verrebbe affrontato il 18 marzo.