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18/06/2020

Altro che accoglienza Arrestato padre Zanotti

QN - Il Giorno

ANTEGNATE di Francesco Donadoni Sfruttavano i richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza della Bassa Bergamasca. Un sistema di malaffare costruito sulle spalle dei disperati, a cui veniva fornito pure cibo scaduto, privati dei servizi essenziali previsti dai bandi di aggiudicazione delle prefetture. Tre le persone arrestate ieri mattina dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Bergamo, che hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari emesse dal gip, Lucia Graziosi, su richiesta del pm Fabrizio Gaverini. I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato attraverso l'acquisizione di erogazioni pubbliche non spettanti, sfruttamento di lavoro nero, riciclaggio. Oltre ai tre arrestati ci sono 38 indagati, tra cui anche funzionari pubblici compiacenti. Nel mirino la gestione della cooperativa sociale Rinnovamento, con sede a Antegnate. Le misure restrittive sono state eseguite a carico di padre Antonio Zanotti, originario di Spirano, carismatico fondatore della cooperativa nel 1984. Un personaggio controverso, già finito nei guai per un presunto abuso su minore ospitato in comunità. Ai domiciliari pure il presidente della cooperativa e l'economo. Le indagini, coordinate dal pm Davide Palmieri, sono durate da gennaio 2018 ad aprile 2019. Tutto è partito da una violenza sessuale subita da un'operatrice, nel 2017, nel centro "Terre promesse" di Fontanella, gestito da Rinnovamento. Durante l'indagine gli investigatori si sono trovati davanti a un "sistema" che permetteva l'esistenza di un apparato del malaffare in ordine all'accoglienza, condizione agevolata da rapporti disinvolti con funzionari pubblici. Per dimostrare spese mai sostenute, venivano emesse fatture false, grazie a commercianti e imprenditori compiacenti, o falsificati vecchi documenti o costruti falsamente registri di presenze di stranieri che in realtà si assentavano e non facevano rientro. La truffa aggravata ai danni dello Stato per il recepimento di erogazioni pubbliche non spettanti è riferibile alla produzione e falsificazione di computi contabili inglobati poi in sede di rendicontazione, falsificazione di firme dei migranti e richiedenti asilo per attestarne la falsa presenza nel centro. Sono poi emerse altre gravi violazioni, come lo sfruttamento dei migranti in attività lavorative prive di tutele (produzione di guarnizioni, lavori edili per conto della coop e di attività commerciali controllate) venendo sfruttati e sottopagati non solo direttamente, ma anche da commercianti e imprenditori che ne ricevevano i servizi con paghe non regolari. Eseguito un primo sequestro di circa 130mila euro. Il sindaco di Fontanella, Mauro Brambilla, ha chiesto al prefetto la chiusura del centro. © RIPRODUZIONE RISERVATA