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26/06/2020

Altri tre grillini pronti all’addio Rispunta il conflitto d’interesse

Il Giornale - Domenico Di Sanzo

IL CASO
Il ddl ha il placet di Dibba che guarda ai duri e puri. Ipotesi suppletive in Sardegna e il silenzio sull'uscita di Di Maio GRANDE CAOS E Grillo vuole consegnare il M5s a Giuseppi: «Altrimenti spariamo»
Lanciare il sasso su Autostrade, nascondere la mano sul Codice degli appalti. È l'ormai solita strategia di un M5s in equilibrio precario tra la responsabilità di governo e i totem delle origini. E per rilanciare nella partita tra l'esecutivo e i Benetton, si rivede un facilitatore. È Andrea Cioffi, senatore salernitano di certo non ostile all'ex capo politico Luigi Di Maio. La sua riflessione è pubblicata sul Blog delle Stelle. Cioffi riporta le parole dette dalla Corte dei conti martedì davanti alla commissione Lavori Pubblici di Palazzo Madama: «La convenzione madre dal punto di vista tecnico è illegittima». Il riferimento è alla convenzione ottenuta da Autostrade nel 1997, definita dal Blog del M5s «una sorta di peccato originale». L'illegittimità verterebbe su una violazione dei principi comunitari contestata 23 anni fa dai magistrati contabili. Ma la di là dei tecnicismi giuridici, i Cinque stelle parlano di un sistema che «deve essere smantellato». E attaccano la famiglia Benetton, che controlla Autostrade attraverso la holding Atlantia: «Non ci interessano gli utili dei Benetton». La proposta alternativa è un generico «Investimenti, manutenzione, tariffe più basse» che si traduce nella battaglia sul no al rinnovo della concessione ad Aspi. Un tema su cui i grillini battono da due anni, dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova. Una battaglia portata avanti ai tempi del governo gialloverde, come quella sul no alla sospensione del Codice degli appalti. Che all'epoca aveva provocato polemiche tra leghisti e pentastellati. La questione sta propiziando tensioni anche in questi giorni. Ma il M5s, come spesso accade, si trova sul lato opposto della barricata rispetto al passato. Martedì Di Maio ha proposto di sospendere per tre anni la legislazione sulle gare pubbliche. Uscita stoppata dal Pd, con il capogruppo alla Camera ed ex ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che dice: «Abbiamo seminato una pianta sana, non si può tagliare». Nessun grillino ha reagito in chiaro alla fuga in avanti del ministro degli Esteri. Ma un esponente pentastellato vicino ad Alessandro Di Battista non nasconde le perplessità e annuncia: «A parte questo, comunque noi siamo pronti alla nostra battaglia per il rinnovamento». Che passa anche per un ddl depositato al Senato il 16 giugno, con primo firmatario il senatore Elio Lannutti. Il testo prevede l'ingresso in Costituzione del conflitto di interessi, con l'incandidabilità per chi gestisce i mezzi di informazione. Tema molto caro a Dibba che, secondo l'AdnKronos, ha approvato l'iniziativa. E l'obiettivo, al solito, è Silvio Berlusconi. Che pur non essendo citato nel ddl, viene evocato come «fondatore e dominus di uno dei principali partiti che operano in Parlamento, nonché per quattro volte nominato presidente del Consiglio dei ministri». Voci all'interno del Movimento danno Dibba come candidato ideale per rilanciare il Movimento: c'è chi afferma che si presenterà alle elezioni suppletive in Sardegna, in settembre. Ma altre fonti smentiscono la candidatura, «Di Battista rilancerà il M5S puntando sui temi, con gli stati generali, e non sulle candidature. Per lui le candidature le devono scegliere gli iscritti e non i parlamentari». Se Di Battista ricomincia dall'antiberlusconismo, Beppe Grillo invece vuole blindare il «contismo» E, preoccupato dai numeri ballerini del governo, lavora per consegnare a Giuseppe Conte il comando del M5s. Il garante è preoccupato dall'eventualità di un ritorno alle urne o da una nuova maggioranza con un altro premier.