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26/09/2018

Altolà della Ragioneria al decreto del Ponte «Non ci sono i fondi» `

Il Mattino

IL CASO
ROMA Il decreto per Genova, riveduto e corretto, si salva in extremis. Dopo lo stop della Ragioneria generale dello Stato, che aveva rilevato la mancanza di coperture finanziarie per realizzare il Ponte e sostenere famiglie e imprese in difficoltà, ieri in serata c'è stato lo sblocco. O almeno così pare. I soldi sarebbero stati trovati nelle pieghe del bilancio del Mit, con alcune misure che saranno inserite nella legge di bilancio e spalmando in due anni i costi complessivi che ammontano ad oltre 600 milioni. Oggi, salvo sorprese, il testo dovrebbe finalmente approdare al Colle.
Ad imprimere una accelerazione decisiva sono stati proprio i tecnici del Mef che, dopo le anticipazioni del Messaggero, hanno confermato l'assenza di «risorse certe e quantificabili» nel testo messo a punto dai Trasporti (ci solo cifre in bianco). Da qui l'impossibilità tecnica di mandare il provvedimento al Quirinale per l'esame finale e la promulgazione. Mancavano, in particolare, le garanzie su chi si accollerà i costi del viadotto - si tratta di circa 200 milioni - se Autostrade, come pare evidente, si rifiuterà di pagare le spese. Un rifiuto più che probabile, anzi certo, legato al fatto che la concessionaria, come più volte ribadito dal vice premier Luigi Di Maio e dal ministro Danilo Toninelli, è stata esclusa per decreto dalla ricostruzione. In violazione, secondo i legali del gruppo controllato dalla famiglia Benetton, delle norme europee e del codice degli appalti.
Proprio l'impulso della Ragioneria ha spinto in serata il ministero dei Trasporti a chiudere il cerchio, individuando, d'intesa con Palazzo Chigi e Tesoro, le agognate coperture, ed evitando così l'ennesima brutta figura a 42 giorni dal tragico crollo del Morandi. C'è da dire che i rilievi mossi dal Tesoro sono stati tutti accolti ed il testo di 43 pagine è stato sfoltito in maniera significativa.
IL DETTAGLIO
Per la verità i tecnici della ragioneria avevano avvertito più volte delle lacune del decreto, invitando il Mit a riscrivere il testo che, come anticipato dal Messaggero, non prevedeva nessuna indicazione puntuale degli oneri finanziari e delle relative coperture. Così il provvedimento è stato rispedito ieri al mittente, ovvero ai Trasporti e per conoscenza anche a Palazzo Chigi, che hanno preso atto della necessità di specificare costi e oneri. Risorse ingenti non solo per sostenere l'economia di Genova, le famiglie in difficoltà e gli sgravi fiscali e contributivi per aziende, la zona franca. Ma anche per trovare, in caso di mancato pagamento da parte «del concessionario» delle spese per ricostruire il viadotto, una via d'uscita credibile. Se Autostrade non accetterà di pagare, caso molto probabile, potranno subentrare, dice il decreto, «un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie alla integrale realizzazione delle opere». I soggetti avranno poi la facoltà di rivalersi indirettamente su Autostrade. Il provvedimento infatti prevede che il privato o Cdp intervenga «a fronte della cessione pro solvendo» dei crediti che lo Stato vanta o vanterà nei confronti del concessionario.
Dal Tesoro tengono a precisare che è stato fatto un lavoro puntuale «per valutare le quantificazione dei costi e individuare le possibili coperture» da sottoporre alle amministrazioni proponenti. E che alla fine è stata trovata una soluzione soddisfacente. Insomma, nessuna vendetta da parte dei tecnici del Mef dopo le accuse di Di Maio e del portavoce Casalino, ma solo la constatazione delle necessità di colmare le amnesie tecniche-giuridiche del provvedimento.
Del resto la Ragioneria aveva fatto trapelare altri dubbi che riguardano la gara per ottenere i lavori. La procedura semplificata, invocata dal governo per ridurre i tempi e limitare il numero dei partecipanti, rischia infatti di essere impugnata a livello europeo proprio per l'elevata entità dei lavor. Da qui il rischio, più che mai concreto, di innescare una battaglia legale tra i soggetti esclusi.
L'enorme partita della ricostruzione, densa di incognite, è tutta ancora da giocare. Tant'è che il governatore alla Liguria Giovanni Toti, si è chiesto polemicamente se «dopo tanto parlare e polemiche non sarebbe stato più opportuno il ritiro del decreto per ricominciare da capo». Una volta approvato il provvedimento c'è poi da risolvere la questione del super commissario che avrà il delicato compito di scegliere l'azienda o il gruppo di aziende che ricostruiranno il ponte.
Umberto Mancini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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