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21/11/2020

Allarme trasparenza

MF - Antonio Giordano

ANCE CHIEDE ALLA REGIONE DI INTERVENIRE SUL DECRETO SEMPLIFICAZIONI
Nel mirino dei costruttori le gare affidate con procedura negoziata chiusa Secondo l'associazione, risultano poco chiare le decisioni su chi invitare e la rotazione delle aziende partecipanti. Sul tema arriva una direttiva regionale
Il dl Semplificazioni con cui si procede con le gare d'appalto in epoca Covid rischia di ledere concorrenza e trasparenza. Dando il via libera alle imprese vicine alla criminalità organizzata. L'allarme viene dall'Ance Sicilia che ha chiesto un intervento alla Regione siciliana, competente per Statuto sulla materia. In Sicilia «si rischia una nuova Tangentopoli», lamenta Santo Cutrone, presidente regionale dell'Associazione dei costruttori edili. Nell'Isola proprio per i bandi Covid su 468 lotti totali monitorati dal sito openpolis 158 sono stati affidati con procedura negoziata per importi sotto soglia; 134 con la stessa procedura ma senza previa pubblicazione del bando, 101 con affidamento diretto. Con queste tre procedure sono state affidate gare per 80 milioni su 121 in totale a bando con l'emergenza Covid. «I criteri imposti dal decreto Semplificazioni, se a livello nazionale favoriscono i soliti noti che si stanno aggregando in mega gruppi rendendo più difficili i controlli, in Sicilia rischiano anche di riportarci indietro di quarant'anni, quando a decidere a tavolino le gare erano i boss mafiosi, anche al di fuori delle stazioni appaltanti», denuncia Cutrone. Per le gare fino a 5 milioni di euro di importo si adotta una procedura negoziata chiusa invitando 5, 10, massimo 15 imprese a libera scelta della stazione appaltante, «senza che si conoscano prima i criteri adottati per la selezione delle aziende, le modalità di sorteggio e, soprattutto (fra una gara e l'altra) se e come avviene la rotazione delle ditte iscritte all'albo di quell'ente». Un limite alla concorrenza e alla trasparenze, secondo i costruttori che crea «le condizioni affinché le imprese invitate e qualcuno all'interno della P.a. possano mettersi d'accordo fra loro, esattamente come avveniva ai tempi di Mani pulite». Secondo i costruttori questo può portare a due conseguenze: «Che molti uffici tecnici delle stazioni appaltanti si rifiutino di bandire gare per non esporsi al rischio di finire, loro malgrado, sotto inchiesta, con ciò paralizzando, e non sbloccando, la realizzazione delle opere; e che le imprese sane, se invitate, non partecipino alla gara, in assenza della garanzia di trasparenza delle procedure». Da qui l'appello alla competenza legislativa concorrente della Regione in materia di appalti affinché negozi con il governo nazionale una alternativa al dl «Semplificazioni» (per le gare di importo sotto la soglia comunitaria) che consenta in Sicilia, per arginare il rischio di infiltrazioni della mafia, di continuare ad applicare la legge regionale 13 del 2020 «che, ancorché sub iudice della Corte costituzionale, è ancora vigente e contiene un criterio di aggiudicazione che garantisce procedure con massima trasparenza e rapidità». «Almeno in Sicilia», spiega l'Ance, «occorre nell'immediato emanare un provvedimento vincolante che imponga alle stazioni appaltanti di applicare sin da subito la norma regionale, a garanzia di legalità e a tutela da combine e intrallazzi». «Preoccupazioni che sono anche le nostre», dice l'assessore alle Infrastrutture Marco Falcone, «e non a caso abbiamo emanato delle precise direttive verso gli Urega e le altre stazioni appaltanti come Comuni ed ex Province, al fine di utilizzare le procedure negoziate solo per minimi importi, per appalti cioè al di sotto del milione. Inoltre, come molti operatori e l'Ance sanno bene, la Legge 13 adotta il sistema dell'inversione procedimentale e del massimo ribasso per i lavori fino a cinque milioni e 250 mila euro. Un sistema che ci permette di assegnare gli appalti in un arco di tempo fra 60 e 90 giorni, mantenendo però forti garanzie di trasparenza ma anche di snellimento procedurale». Gli Urega, aggiungono dagli uffici dell'assesorato «malgrado l'emergenza covid-19, hanno già superato il numero di gare espletato negli ultimi cinque anni. A fine anno assieme al presidente Musumeci, tireremo le somme coinvolgendo le associazioni di categoria». «Raccogliamo dunque l'appello di Ance Sicilia», conclude Falcone, «impegnandoci a rendere sempre più diffusa l'applicazione delle nostre direttive». (riproduzione riservata)