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13/11/2020

ALLARME MAFIE

Fortune Italia - Fabio Insenga

THE BRIEF
Le infiltrazioni della criminalità organizzata rischiano di compromettere quello che resta dell'economia sana. Serve soprattutto la prevenzione. Perché la repressione arriva inevitabilmente tardi
E CITTÀ IN MANO ALLA MALAVITA organiz zata. Roma e Milano ostaggio dei clan. Il Sud senza Stato. I titoli corrispondono solo in parte alla realtà ma c'è molto altro da dire. Ristoranti, bar e attività commerciali, ma anche partecipazioni in società finanziarie e imprese edili utilizzate per ripulire denaro sporco sono continuamente al centro di inchieste della Magistratura e i sequestri di beni, mobili e immobili, sono all'ordine del giorno. Mafia, Camorra, 'Ndrangheta, criminalità pugliese sono da sempre infiltrate nell'economia 'pulita'. Oggi, la gestione dell'emergenza Coronavirus impone però un salto di qualità, che accenda i riflettori non solo sulla repressione ma soprattutto sulla prevenzione. E indispensabile semplificare, sburocratizzare, sostenere le imprese sane per arginare le ambizioni dei clan e circoscrivere il più possibile il loro raggio d'azione. In questi termini, il contrasto alle mafie è una partita tutta economica. Fortune Italia ha interpellato diverse fonti, al Viminale e alla Direzione Investigativa Antimafia, per approfondire l'approccio con cui lo Stato vuole affrontare quella che, nelle condizioni particolari che stiamo vivendo, può trasformarsi in una pericolosa escalation. Sono fonti che non sono autorizzate a parlare e che quindi non possono essere citate direttamente. Le conversazioni restituiscono un quadro chiaro: c'è un'economia scandita dall'usura, dall'estorsione, dall'intestazione fittizia di beni e dall'esercizio abusivo del credito. Quasi sempre con l'aggravante del metodo mafioso. Attività acquistate in contanti, scritture private, pezzi di carta che non passano dal notaio. Succede con la tabaccheria acquistata dalla 'Ndrangheta in Calabria e con i ristoranti di lusso in pieno centro a Roma e a Milano. Investimenti e un flusso di denaro sporco che può ingrossarsi ancora. Ma ci sono anche gli strumenti per intervenire. E l'attenzione va spostata su quello che si può e si deve fare, non solo sul piano della repressione. Il problema di fondo è la lentezza della macchina giudiziaria perché, rileva una delle fonti interpellate, "tutto quello che è processo è entrato in crisi". Per questo, è importante spingere sul 'sistema antimafia' di natura preventiva, a partire dalle interdittive prefettizie, che hanno natura permanente, a meno che non si dimostri una discontinuità radicale e convincente nella gestione, e configurano il cosiddetto 'ergastolo imprenditoriale'. Si tratta di uno strumento 'delicato', con una rigidità di base, perché può colpire il figlio di un boss mafioso allo stesso modo di un imprenditore che ha accettato, per quieto vivere, di assumere un dipendente con un cognome scomodo. A fronte del rischio, sempre teoricamente presente, di espellere dal mercato imprenditori che pagano in eccesso la difficoltà di operare in aree economiche a forte condizionamento dei poteri criminali, c'è però la possibilità di fermare, o rallentare, l'infiltrazione sistematica che può dilagare nei prossimi mesi. Poi, ci sono i dubbi di costituzionalità. E ci h a pensato la Consulta a scioglierli. L'informazione antimafia interdittiva, adottata dal Prefetto, nei confronti dell'attività privata delle imprese, che siano oggetto di tentativi di infiltrazione mafiosa, non viola il principio costituzionale della libertà di iniziativa economica privata (art. 41 Cost.). La compressione del diritto è giustificata dalla portata del fenomeno mafioso, dal pericolo della lesione della libera concorrenza, nonché della dignità e libertà umana. Una sentenza del 29 gennaio 2020 della Corte Costituzionale è relativa a una vicenda che può definirsi 'un caso di scuola'. Il titolare di una ditta impugnava, davanti al Tribunale di Palermo, la cancellazione dall'albo delle Imprese artigiane, disposta dalla Commissione provinciale per l'artigianato. Il provvedimento di cancellazione si fondava sulla nota della Prefettura, con la quale si comunicava l'adozione dell'informativa antimafia interdittiva nei confronti dell'impresa artigiana. Il tribunale sollevava una questione di legittimità costituzionale. La decisione della Consulta stabilisce un principio chiave. Risulta costituzionalmente legittima la scelta del legislatore di affidare all'autorità amministrativa e non a quella giurisdizionale l'adozione della misura che interdice lo svolgimento di ogni attività economica, anche privata (interdittiva antimafia). La Consulta, nell'argomentare la sua decisione, evidenzia "un quadro preoccupante non solo per le dimensioni m a anche per le caratteristiche del fenomeno, e in particolare per la sua pericolosità". Infatti, "la forza intimidatoria del vincolo associativo e la mole ingente di capitali provenienti da attività illecite sono inevitabilmente destinate a tradursi in atti e comportamenti che inquinano e falsano il libero e naturale sviluppo dell'attivi tà economica nei settori infiltrati, con grave vulnus, non solo per la concorrenza, m a per la stessa libertà e dignità umana". Il contesto è descritto con precisione dall'ultima relazione al Parlamento sull'attività antimafia del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. In particolare, nei passaggi che iniziano a tratteggiare le conseguenze della crisi innescata dall'epidemia del Covid-19. "Già da tempo si è osservata la tendenza delle organizzazioni mafiose ad operare sottotraccia e in modo silente, evitando azioni eclatanti. Le mafie rivolgono le proprie attenzioni verso ambiti affaristico-imprenditoriali, approfittando della disponibilità di ingenti capitali accumulati con le tradizionali attività illecite. Si tratta di modelli di mafia moderni, capaci sia di rafforzare i propri vincoli associativi, mediante la ricerca di consenso nelle aree a forte sofferenza economica, sia di stare al passo con le più avanzate strategie d'investimento, riuscendo a cogliere anche le opportunità offerte dai fondi dell'Unione Europea". In tale quadro, "l'attuale grave crisi sanitaria si presenta per le organizzazioni criminali come una 'opportunità' per ampliare i propri affari, a partire dai settori economici già da tempo infiltrati, per estendersi anche a nuove tipologie di attività". La relazione risale al luglio scorso e le considerazioni del ministro sembrano valide a maggior ragione oggi. Anche, se non soprattutto, in riferimento alla mole di risorse che arriveranno con il Recovery fund. "Il settore degli appalti pubblici, fondamentale per il rilancio dell'economia nazionale, vedrà investimenti che riguarderanno auspicabilmente tutto il territorio nazionale, fino al livello comunale. Le organizzazioni criminali potrebbero, pertanto, sfruttare i nuovi canali di finanziamento e i fondi che verranno appostati perla realizzazione e il potenziamento di opere e infrastrutture, anche digitali: la rete viaria, le opere di contenimento del rischio idro-geologico, le reti di collegamento telematico, le opere necessarie per una generale riconversione alla green economy e tutto il c.d. 'ciclo del cemento'". Grandi investimenti, quindi. Ma anche le attività commerciali, il turismo, la ristorazione e i servizi connessi alla persona, tra i settori che hanno più risentito del lockdown. La diffusa mancanza di liquidità "espone molti commercianti all'usura, con un conseguente rischio di impossessamento delle attività economiche con finalità di riciclaggio e di reimpiego dei capitali illeciti. Tra i più esposti si segnalano gli alberghi, i ristoranti e bar, i bed & breakfast, le case vacanze e attività simili, i centri benessere e le agenzie di viaggi". Illustrato il contesto, e individuati in particolare i punti deboli, arrivano i passaggi che riguardano l'azione di prevenzione e contrasto antimafia. "Per far fronte al forte rischio di espansione delle mafie e di occupazione di interi settori economici è necessario intercettare le mosse strategiche delle holding criminali, per orientare correttamente le azioni di prevenzione e contrasto delle Forze di polizia e, più in generale, delle Istituzioni". E necessario, pertanto, "proteggere i settori sociali ed economici più a rischio, strutturando un piano d'azione immediato che tuteli (da scalate ostili e da operazioni societarie poco trasparenti, e quindi anche dagli eventuali attacchi di capitali mafiosi che potrebbero arrivare dall'estero) settori di rilievo strategico, come quello sanitario, turistico, delle costruzioni e dell'agroalimentare, nella consapevolezza che una risposta a cessata emergenza potrebbe risultare inefficace e tardiva". In questo senso, "i provvedimenti governativi di rafforzamento del 'Golden power' rappresentano un positivo passo in avanti". Occorre, quindi, "procedere verso misure di protezione finanziaria che possano contenere lo shock sociale ed economico generale". In un altro passaggio della relazione, Lamorgese va anche più a fondo. Descrivendo, di fatto, quello che la macchina dell'antimafia sta facendo in queste settimane e in questi giorni. Per i settori connessi al turismo, alla ristorazione, ai servizi connessi alla persona, all'abbigliamento, alla vendita e noleggio autovetture "è opportuno indirizzare l'attenzione operativa verso le cessioni di quote societarie e di beni immobili, nonché le cessioni di licenze e subentri nelle concessioni demaniali marittime". Per quanto riguarda la filiera agroalimentare, "andrà verificata l'eventuale insorgenza, in ambito locale, di situazioni di monopolio nella produzione e fornitura dei prodotti, chiaramente indicativi di ingerenze e forme estorsive di carattere mafioso". Sul piano nazionale, "saranno, pertanto, avviate, da parte della Dia, analisi più approfondite sulle segnalazioni di operazioni sospette relative ai settori maggiormente esposti al rischio di infiltrazioni mafiose a seguito dell'emergenza sanitaria". Tutto questo è la nostra economia in questo momento. Un terreno di gioco reso accidentato dalle difficoltà dell'emergenza sanitaria, con le nuove prescrizioni che comprimono inevitabilmente i margini di tante imprese sane, e con la criminalità organizzata pronta a sfruttare tutte le debolezze del sistema. Per questo, serve un'Antimafia capace di prevenire. Di difendere l'economia sana. La repressione, a maggior ragione nelle condizioni che stiamo vivendo, arriva inevitabilmente tardi. 9

Foto: "GIUSTIZIA LENTA, TUTTO QUELLO CHE È PROCESSO È ENTRATO IN CRISI"


Foto: Agenti della Dia e della Polizia pongono i segnali di sequestro sul lago di Averno, in provincia di Napoli, nel corso dell'operazione anticamorra contro il clan dei Casalesi


Foto: Sopra, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese "LA CRISI SANITARIA SI PRESENTA PER LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI COME UNA'OPPORTUNITÀ' PER AMPLIARE I PROPRI AFFARI"


Foto: Sopra, blitz della direzione investigativa antimafia con il sequestro di un ristorante nel centro della Capitale