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23/03/2021

Allarme collusioni: «I clan negli appalti e nel turismo»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

Nel mirino rifiuti, discariche e gestione di stabilimenti balneari
l «La criminalità organizzata sul nostro territorio ha da tempo compiuto un salto di qualità, operando in delicati settori dell'at tività economico-produttiva attraverso società e prestanome». È un allarme che si rinnova. Perché il pericolo è alto. E occorre alzare la guardia. I clan allungano le mani "nei settori nei quali si registra un più rilevante flusso di denaro e di risorse economiche, come gli appalti pubblici (in particolare nei settori della raccolta e dello smaltimento di rifiuti solidi urbani e della gestione delle discariche, la cosiddetta ecomafia) nonché nelle attività finanziarie e di esercizio del credito e nelle attività del settore turistico ricettivo e, da ultimo, della gestione di stabilimenti balneari e delle attività connesse". Per il presidente del Tar "il danno per l'economia del territorio è rilevante e non apparente e - a differenza di quanto solitamente accade con riferimento alle attività criminali minori - non determina allarme sociale». È la conseguenza della strategia dell'inabissamento scelta dai clan che, senza omicidi e azioni eclatanti, sono riusciti ad inserirsi con maggiore facilità nell'economia e nella pubblica amministrazione. Torna, dunque, il rapporto fra mafia&politica. «Le interferenze della criminalità organizzata nel settore degli appalti e delle attività finanziarie presuppongono logicamente una connivenza nell'ambito delle pubbliche amministrazioni e degli organi politici di governo del territorio - spiega il presidente Pasca - Tali connivenze si esprimono spesso in un compiacente esercizio della funzione di controllo e nel perseguimento di fini del tutto estranei agli interessi della pubblica amministrazione. La complessità dell'attività amministrativa e la tempistica della burocrazia costituiscono l'humus ideale per l'attecchimento della cosiddetta attività amministrativa collusa, che in taluni casi si concretizza nell'adozione di provvedimenti amministrativi caratterizzati da una intenzionale e concordata illegittimità». La lotta alle "zone grigie", agli accordi collusivi e agli intrecci fra clan e amministratori passa anche dalle aule del Tar dove approdano le interdittive antimafia. «Appare sotto tale profilo certamente encomiabile - aggiunge il presidente - l'impegno profuso dalle Prefetture attraverso l'esercizio del potere di interdittiva». Le interdittive antimafia, però, presentano due aspetti di criticità sulle quali Pasca si sofferma. La prima: uno degli elementi ritenuti sintomatici della ingerenza della criminalità nell'esercizio dell'at tività di impresa è quello relativo all'elevato numero di dipendenti con pregiudizi penali. «In molti casi - precisa Pasca - è tuttavia emerso che tale circostanza sia stata determinata dall'applica zione della clausola sociale, senza peraltro considerare che l'esisten za di precedenti penali risalenti nel tempo non appare motivo sufficiente a precludere l'accesso al lavoro ad un soggetto che abbia saldato il proprio debito con la giustizia». Una criticità che emerge dalle numerose pronunce del giudice del lavoro con le quali "è stato riconosciuto al dipendente, licenziato per effetto dell'interdittiva e in un tentativo di self cleaning , l'indennizzo per illegittimo licenziamento ovvero la reintegrazione nel posto di lavoro". E veniamo alla seconda criticità. Dice il presidente Pasca: «Appare problematica la tutela avverso le interdittive cosiddette "da contatto", che a volte colpiscono società ed imprese per effetto di associazioni, anche temporanee, con soggetti attinti da provvedimenti interdittivi solo in tempo successivo all'associazione». [g.lat.]

Foto: TAR Ieri cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario