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04/07/2020

Allarme Anac: appalti bloccati dal Covid corruzione favorita da mafia e rialzo prezzi

Il Mattino

LA RELAZIONE
Gigi Di Fiore
La prima relazione dell'autorità anticorruzione preparata dal presidente facente funzioni Francesco Merloni (subentrato temporaneamente alla guida dell'Authority dopo le dimissioni di Raffaele Cantone oggi procuratore capo di Perugia) fa i conti con l'impatto dell'emergenza coronavirus su appalti e spesa pubblica. Inevitabile considerare i 4 mesi del 2020, da gennaio ad aprile, che hanno condizionato l'attività della pubblica amministrazione. Circa tre miliardi spesi in tutt'Italia per l'emergenza, pari a 61.600 appalti piccoli e grandi per l'acquisto di forniture e servizi.
IL REPORT
L'analisi dall'osservatorio Anac parte dal 21 gennaio scorso. Ventilatori polmonari, tamponi nasali e faringei, mascherine, guanti, tute protettive, gel igienizzanti sono stati gli acquisti principali in tutte le regioni. In testa, naturalmente, c'è la Lombardia con 7581 procedure d'appalto per circa 356 milioni e mezzo. Seguono poi la Toscana (2667 procedure d'appalto per poco più di 257 milioni), il Piemonte (4197 procedure d'appalto per circa 211 milioni) e, a sorpresa, la Campania con 3660 procedure d'appalto per un valore di 203 milioni e 779mila euro. Colpisce che il Veneto, una delle regioni più colpite dall'epidemia, abbia fronteggiato l'emergenza spendendo solo 170 milioni e 398mila euro per ben 3865 procedure d'appalto. I beni acquistati in Campania sono stati le mascherine costate 57 milioni e 738mila euro per 864 appalti, altri dispositivi di protezione per 73 milioni e mezzo con 321 appalti, tamponi costati 3 milioni e 353mila euro con 160 appalti, ventilatori per 21 milioni e 662mila euro con 472 appalti. Gli acquisti sono stati fatti in ogni regione, e a livello nazionale da Protezione civile e Consip, con la formula della somma urgenza e della chiamata diretta. Ha spiegato Merloni: «L'emergenza ha cambiato completamente lo scenario appalti. Le procedure perfezionate, con bando di gara pubblicato o spedizione di lettera di invito, sono scese del 24 per cento in numero e del 33 per cento in valore». La regola del fare presto ha condizionato le procedure. Così, il 77 per cento degli affidamenti totali è stato fatto senza pubblicazione del bando, mentre nel 20 per cento dei casi c'è stato l'affidamento diretto. Gli appalti di Consip e Protezione civile sono stati il 57 per cento del totale. Commenta il presidente Merloni: «I problemi non sono mancati, come dimostrano gli interventi della magistratura e per questo l'Autorità ha avviato un'indagine conoscitiva».
LO SCENARIO
L'emergenza si è inserita in uno scenario di corruzione che resta preoccupante e si fa straccione. C'è stato chi si è fatto corrompere per 2-3000 euro, a volte persino con 50 o 100 euro. Nel 21 per cento dei casi, la contropartita non è stato il denaro, ma ristrutturazioni edilizie, trasporto mobili, pasti, pernottamenti. In un caso, addirittura, delle informazioni riservate sono state compensate con un abbacchio. Dice ancora Merloni: «Le vicende esaminate dimostrano come sia assolutamente necessario mantenere alta l'attenzione, agendo con tutti gli strumenti possibili». Attenzione anche sulle infiltrazioni mafiose negli appalti, se nell'ultimo anno ci sono state 633 interdittive antimafia, con un più 10 per cento rispetto all'anno precedente. E avverte il presidente dell'Anac: «Per superare la crisi post emergenza, sembrano riaffacciarsi in questi giorni ipotesi rischiose come il largo utilizzo di super commissari da modello Genova, con amplissime deroghe e l'affidamento diretto fino a 150mila euro. Ben vengano tutte le semplificazioni necessarie, ma non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio. Al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione».
SMART WORKING
Il nuovo fenomeno del lavoro a casa, moltiplicato dall'emergenza, ha favorito appalti per servizi e macchinari necessari al lavoro delocalizzato. Nei primi mesi dell'emergenza, ne sono stati avviati 2868 per un valore di circa 11 milioni.Di questi,1687 riguardavano forniture come pc e altri strumenti di lavoro, e 1181 per servizi come l'utilizzo di piattaforme riservate. A marzo, il maggior numero di questi appalti (906). Calo, naturalmente, delle attività produttive non da emergenza. Valori negativi per tutte le regioni, tranne che per la Liguria (più 5,6 per cento di appalti) e il Lazio (più 3,3 per cento). Il calo produttivo maggiore lo ha avuto la Lombardia con un meno 42 per cento. In Campania, invece, nei primi 4 mesi dell'anno, un meno 17,1 per cento. È l'impatto coronavirus sul sistema Italia registrato dall'Anac.
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