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27/06/2020

Alitalia, Autostrade, soldi da trovare Ennesimo vertice per non decidere

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

In mancanza di decisioni, abbondano i vertici di maggioranza presieduti da Giuseppe Conte, secondo i riti bizantini della vecchia politica. Ieri sera l'ultimo della serie, con i capidelegazione dei partiti (c'erano anche il sottosegretarjo Riccardo Fraccaro, Luigi Marattin per i renziani e Laura Castelli per i grillini). La realtà è che il governo è impantanato, e per il momento punta solo a comprare tempo e ad allontanare il momento dello scioglimento dei nodi: Mes, Iva, Autostrade, Alitalia, semplificazioni, oltre alle urgenze economiche che stanno diventando sempre più drammatiche. Intanto, una notizia che ha del clamoroso. Al momento, in vista del prossimo Consiglio Europeo del 17-18 luglio, non sarebbe ancora prevista la votazione di risoluzioni parlamentari. Sarebbe un fatto letteralmente enorme per gravità: alla vigilia di tre Consigli Europei consecutivi, la totale assenza di un indirizzo parlamentare preventivo, in palese violazione di leggi e prassi. Se questa indicazione fosse confermata, oltre all'evidente sfregio al Parlamento, ci sarebbe un cinico calcolo politico: evitare la spaccatura grillina, e far votare le Camere solo a negoziato concluso, secondo la logica del fatto compiuto: o minestra, o finestra. Sullo sfondo, intanto, resta l'incapacità di Pd e M5S di trovare candidature comuni alle prossime regionali. Il che fa temere al Nazareno due conseguenze: una resa dei conti dopo un'eventuale sconfitta a settembre (almeno per 4 Regioni a 2), con relativa crisi di governo, e una sempre più difficile prospettiva di intesa giallorossa - nel caso, comunque probabile, che la legislatura duri sul prossimo inquilino del Quirinale. Una delle figure più fragili in questo scenario è proprio quella di Nicola Zingaretti, che, alla vigilia del vertice, non ha fatto altro se non stilare su Facebook una specie di ordine del giorno: «Ci sono alcuni dossier c h e sono aperti da troppo tempo e che il governo avrebbe la necessità di risolvere». Il primo è il Mes (che Zingaretti si ostina a definire «senza condizionalità»). Poi l'Ilva: «una grande sfida europea anche sul terreno della riconversione ecologica». Quindi Alitalia: «Non è pensabile che un Paese come il nostro non abbia chiaro che fine farà il suo principale vettore aereo» Di seguito, un generico invito alla concretezza: «A partire dal prossimo decreto semplificazione, è compito del governo dimostrare di essere entrato nella fase dell'uscita dalla genericità dei progetti». Fervorino finale sull'Europa, immaginando fantastiliardi Ue che però ancora non esistono: «Un Paese con la testa sulle spalle dovrà anche mostrare di essere all'altezza di un'altra sfida importante: non perdere l'occasione storica di gestire come si deve i 270 miliardi, di cui 100 a fondo perduto, che arriveranno dall'Europa». Così ha letteralmente dato i numeri il segretario del Pd. Ma la realtà è che negli ingranaggi c'è tanta sabbia. Praticamente nessun dossier sembra in grado di viaggiare speditamente. Sull'Iva, Conte aveva immaginato un taglietto propagandistico, riservato (cosa di per sé di dubbia costituzionalità) ai pagamenti elettronici: ma quasi nessuno è d'accordo con lui. Sul decreto semplificazioni, non c'è ancora intesa sulle deroghe da effettuare al codice degli appalti. Su Alitalia, c'è stato un rinvio della costituzione in newco. Su Autostrade, sembrano esserci spiragli di trattativa, e per il momento non si scommette più sulla revoca, ma su una controproposta del governo rispetto alla ipotesi avanzata dalla concessionaria. Anche sui decreti sicurezza lo stallo permane: con ipotesi di modifica ai provvedimenti varati dall'allora ministro Matteo Salvini che appaiono eccessive ai grillini e troppo limitate a Pd e Leu. Dei continui rinvìi sul Mes abbiamo già detto. Insomma, un quadro di immobilismo pressoché totale. Da ultimo, la solita telenovela delle smentite (non troppo credibili). Dopo che ieri erano usciti retroscena (secondo molti, provenienti proprio da Palazzo Chigi) sul nervosismo di Conte nei confronti del presidente Inps Pasquale Tridico, fonti del governo hanno vergato ieri una tenue difesa: «In merito alle ricostruzioni riportate su diversi quotidiani, si ribadisce la piena fiducia nel presidente Tridico». Poi le mani avanti: «Permane la piena consapevolezza che il meccanismo della cassa integrazione che abbiamo ereditato è troppo articolato e farraginoso. Si è convenuto sulla necessità di riformare la disciplina della cassa integrazione in modo da garantire una gestione più efficiente con tempi di erogazione ben più rapidi. La ministra Catalfo sta già lavorando a questa riforma». E il solito gerundio chiude il cerchio del rinvio perenne. e RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: ANNASPANTE II presidente del Consiglio, Giuseppe Conte [Ansa]