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04/08/2020

Alimentare, i grandi produttori danno un aumento da 119 euro

Il Sole 24 Ore - Cristina Casadei

LAVORO
Unionfood, Assobirra e Ancit firmano un nuovo contratto Federalimentare: accordo di tre associazioni su 14, non è il contratto del settore
Nell'industria alimentare arriva un nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro quadriennale, valido per il periodo 2019-2023. È stato firmato l'altra notte in forma separata sul fronte datoriale. Si è riproposto ancora lo schema dell'accordo ponte per il 2020, raggiunto nei mesi scorsi. Come allora, anche questa volta, hanno siglato prima Unionfood (che rappresenta i grandi marchi dell'alimentare da Ferrero a Barilla a Lavazza che hanno un fatturato di 36 miliardi e 65mila addetti), Ancit (aziende ittiche) e Assobirra con i tre sindacati del settore, ossia Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila Uil. Settimana dopo settimana l'accordo ponte aveva raccolto l'adesione di tutte le associazioni di Federalimentare che, in un secondo momento, era poi tornata al tavolo negoziale che è sempre rimasto spaccato in tre: uno con Unionfood, Ancit e Assobirra, un altro con le associazioni che rappresentano il comparto delle carni e un terzo con Federalimentare che coordinava le restanti associazioni. Da statuto, Federalimentare ha il ruolo di coordinamento delle 14 associazioni che ne fanno parte, sul contratto collettivo nazionale di lavoro. Nei prossimi giorni c'è da capire cosa accadrà ma le repliche di Federalimentare e di Assocarni sono durissime. Federalimentare dice che l'accordo siglato da 3 associazioni su 14 non può essere riconosciuto come contratto dell'industria alimentare e che non tiene conto di questa crisi che ha colpito anche la filiera. Le associazioni (Anicav, Assalzoo, Assica, Assitol, Assobibe, Assolatte, Federvini, Italmopa, Mineracqua, e Federalimentare) che rappresentano oltre il 70% del fatturato dell'industria alimentare evidenziano le difficoltà riscontrate anche nell'ultima tornata di trattativa a trovare soluzioni adeguate e sostenibili per settori che con il Covid hanno registrato cali di mercato anche del 40% e stimano una ripresa lenta e incerta. Il vice presidente di Federalimentare, Silvio Ferrari, evidenzia «l'estrema difficoltà a veder riconosciuta nella trattativa una eterogeneità dei diversi settori, con disponibilità di incrementi salariali, per i prossimi anni, molto diverse. Le proposte dei settori che rappresentano la maggioranza dell'industria alimentare non hanno trovato risposte e la proposta di incrementi retributivi e sul welfare, superiore alla precedente tornata pre Covid, è stata ritenuta dal sindacato non adeguata a proseguire il negoziato. Per queste associazioni - continua Ferrari - era e resta necessario rimanere all'interno del Patto della Fabbrica e continuare il negoziato per raggiungere intese soddisfacenti per le imprese associate, dalle piccole alle grandi».

François Tomei, direttore Assocarni, aggiunge che «è evidente che a partire da questo momento sarà ormai difficile parlare ancora di un contratto alimentare unico ma si dovrà parlare di contratti settoriali differenti per merceologia. Scontata tale evoluzione, considerando anche l'enorme differenza del costo del venduto della materia prima e dell'incidenza della manodopera tra un cioccolatino confezionato automaticamente ed un filetto o un prodotto DOP o IGP».

Sul fronte economico il contratto siglato da Unionfood, Ancit e Assobirra riconosce un aumento salariale di 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 euro che verranno erogati a tutti i lavoratori per i quali non viene svolta la contrattazione di secondo livello.

Tra i punti qualificanti del rinnovo vi è l'introduzione di specifici piani di formazione pre-assunzione, l'obbligo di garantire l'acceso alla formazione a tutti i lavoratori, il rafforzamento della collaborazione tra imprese e mondo della scuola e dell'Università, il recepimento dei contenuti del Patto della Fabbrica su partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori, l'obbligo, da parte dell'azienda, in caso di mancata iscrizione al sistema di welfare, a versare 20 euro mensili in busta paga. Viene inoltre normato in maniera innovativa il lavoro agile, a partire dal diritto alla disconnessione e alla privacy. In materia di tutela della salute, viene rafforzata la formazione e si impegnano le parti a dedicare una giornata al tema della sicurezza sul lavoro. È stata anche rivista la normativa degli appalti, che vincola all'applicazione del contratto nazionale del settore merceologico delle attività appaltate, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Sono inoltre stati ampliati i congedi parentali, sia quelli retribuiti che non retribuiti, per i figli a carico e l'assistenza familiare, e viene riconosciuto il congedo per donne vittime di violenza. È stato invece rinviato al 1° gennaio 2025 il versamento del contributo da parte dei lavoratori al fondo di assistenza sanitaria Fasa ed è stata prolungata l'esenzione dal lavoro notturno per le lavoratrici che rientrano dalla maternità e per i padri in condizione di monogenitorialità.

Per i sindacati, «avendo da oggi un contratto valido fino al 2023, non esiste altra intesa per i comparti dell'industria alimentare: il contratto di riferimento per chiunque vorrà rinnovarlo sarà quello siglato questa notte. Il nostro obiettivo rimane quello della conferma di un contratto unico e di un modello di relazioni industriali forte, strutturato, responsabile, che tuteli tutte le lavoratrici e i lavoratori dell'industria alimentare».

A questo punto, però, sul fronte datoriale, con l'obiettivo di mantenere i livelli occupazionali, le associazioni Anicav, Assalzoo, Assica, Assitol, Assobibe, Assolatte, Federvini, Italmopa, Mineracqua, e Federalimentare «confermano la volontà di proseguire il percorso negoziale, considerando che è stata già raggiunta un'intesa sui valori del trattamento economico minimo e del welfare e su vari capitoli normativi».

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