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25/06/2021

Alessandro Cesare / udineÈ giunta a una svolta la …

Messaggero Veneto - Alessandro Cesare

Alessandro Cesare / udineÈ giunta a una svolta la "battaglia" avviata dall'imprenditore tarvisiano Gabriele Massarutto contro l'articolo 177 del nuovo codice degli appalti, quello cioè che imporrà di esternalizzare, dall'inizio del prossimo anno, l'80% dei servizi erogati da parte dei titolari di concessioni dirette, perdendo gran parte delle proprie maestranze.A rischio ci sono 150 mila posti di lavoro in tutta Italia, mille dei quali in Friuli Venezia Giulia. Oggi sarà presentato alla Camera dei Deputati un emendamento al decreto Semplificazioni per chiedere la modifica dell'articolo 177, dopo un accordo di massima trovato tra le forze sindacali, i rappresentanti delle categorie e l'Associazione nazionale dei costruttori edili. Il provvedimento sarà votato soltanto alla fine della prossima settimana, e quindi oltre la data del 30 giugno, giorno scelto dalla sigle sindacali del settore per incrociare le braccia proclamando uno sciopero nazionale.In queste ultime settimane, Massarutto e altri operatori a rischio penalizzazione con l'introduzione dell'articolo 177 (c'è l'Idroelettrica Valcanale ma anche il gruppo AcegasApsAmga, E-distribuzione e Italgas), hanno cercato di spiegare le loro ragioni, allargando il fronte della protesta in maniera trasversale in Parlamento. In gioco, come accennato, ci sono un migliaio di posti di lavoro anche in Friuli Venezia Giulia. Due le richieste principali contenute nel documento che oggi arriverà alla Camera, come si legge nelle motivazioni: «La proposta emendativa mira, in primo luogo, a precisare l'oggetto delle concessioni interessate dalla norma, limitandone l'applicazione alle concessioni di lavori e servizi e riferendo il limite minimo di 150 mila euro ai contratti da esternalizzare e non alle concessioni. In secondo luogo, la modifica intende chiarire che i concessionari sono tenuti all'obbligo di esternalizzazione degli appalti di lavori pubblici compresi gli interventi edili di manutenzione ordinaria e straordinaria, a eccezione di quelli impiantistici ad alta specializzazione afferenti la prestazione dei servizi pubblici essenziali nei settori dell'acqua, dei rifiuti, del gas e dell'energia elettrica. L'individuazione e la definizione di tali interventi è rimessa a un decreto interministeriale del ministro dello Sviluppo economico e del ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, con il coinvolgimento dell'Autorità di regolazione competente in materia di servizi pubblici locali».« Ciò al fine di tutelare le imprese operanti nei settori speciali - prosegue il documento - che potrebbero avere la necessità di continuare a eseguire direttamente alcuni lavori e servizi oggetto della concessione, sinora svolti da personale ad alta specializzazione interno del concessionario. L'obbligo di esternalizzare tali prestazioni, infatti, rischierebbe di causare ritardi nell'esecuzione delle prestazioni oggetto della concessione, dovuti ai tempi necessari per procedere all'esternalizzazione delle prestazioni (con conseguente necessità di revisione completa dei processi organizzativi interni di gestione del servizio)».Nel testo, rispetto a qualche settimana fa, è stato aggiunto il riferimento all'obbligo di esternalizzare i lavori pubblici, in modo da venire incontro alle aspettative dell'Ance, associazione schierata fin dal principio a favore dell'articolo 177. Al di là dell'emendamento alla Camera, gli operatori del settore hanno però un altro asso nella manica, e cioè il giudizio della Corte costituzionale (atteso per ottobre) riguardante la legittimità del 177 per violazione degli articoli 41 e 97 della Costituzione e dei principi generali di ragionevolezza e legittimo affidamento. A schierarsi con i concessionari sono stati anche i sindacati (Filtctem Cgil, Flaei e Femca Cisl, Uiltec), che hanno proclamato uno sciopero nazionale per mercoledì 30 giugno, coinvolgendo i lavoratori dei comparti energia, sistema idrico, gas, e igiene ambientale. --© RIPRODUZIONE RISERVATA