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29/07/2021

Alessandra Dolci “Momento decisivo Ma noi magistrati non bastiamo da soli”

La Repubblica - Manuela Messina

L'intervista
Il Paese deve rimettere in moto l'economia e questo è poco compatibile con i controlli Cercano un certo mondo imprenditoriale Chi deve segnalare lo faccia
Alessandra Dolci, procuratrice aggiunta a capo della Dda, c'è il rischio che la criminalità metta le mani sugli aiuti miliardari previsti con il Recovery fund? «Nella nostra attività investigativa nel distretto di Milano abbiamo notato che parte dei fondi pubblici finiscono a società che fanno capo a esponenti della criminalità organizzata o a loro prestanome, e vengono anche create società ad hoc che sono scatole vuote per accedere ai fondi. Questo quindi potrebbe accadere anche nel caso degli aiuti europei. La direzione che è stata presa dal nostro Paese dal punto di vista delle norme è di segno opposto rispetto a un'intensificazione dei controlli, con i vari decreti semplificazione nel settore degli appalti pubblici e con tutta la disciplina in deroga rispetto a quella del codice degli appalti. Ma la semplificazione delle procedure e controlli fatti a posteriori significa che, con riferimento all'erogazione di finanziamenti, quando scopriremo che sono finiti su conti correnti in odore di criminalità organizzata, non li recupereremo mai».
Immagina degli interventi legislativi per evitare che gli aiuti europei finiscano nelle mani della criminalità organizzata? «Mi sembra difficile in questo momento immaginare una norma che renda compatibile l'urgenza di conferire commesse pubbliche, con l'esigenza di fare controlli. C'è da dire che al momento il sistema delle Sos (segnalazioni di operazioni sospette, ndr) del mondo finanziario sta funzionando, la gran parte delle nostre indagini sta partendo da lì».
Meno controlli significa più risorse alla criminalità organizzata.
Come si esce da questa situazione? «Il nostro Paese ha l'esigenza di rimettere in moto l'economia nel modo più veloce possibile e questo naturalmente è poco compatibile con i controlli antimafia. Mi sono espressa pubblicamente condividendo la linea del governo nel senso di una semplificazione delle procedure, perché effettivamente ne va della sopravvivenza del Paese.
Sono in gioco migliaia di posti di lavoro. Spero che funzionino i presidi antimafia». Funzionano? «Innanzitutto è importantissimo il ruolo delle prefetture nell'istruire le interdittive antimafia e nell'inserire le aziende nelle white list. Spero anche che funzioni il sistema dell'antiriciclaggio, perché per il contrasto alla criminalità organizzata è necessaria la collaborazione di tutti, non solo degli operatori finanziari ma anche dei professionisti, da cui proviene un numero di segnalazioni ancora troppo esiguo».
In quali attività si sta impegnando maggiormente la criminalità organizzata? «Ha sempre di più ha una vocazione imprenditoriale: si impegna in attività illecite di natura economico finanziaria, dall'evasione fiscale alle frodi dell'Iva, dalle bancarotte fino a tutta una serie di reati societari. Vuol dire che hanno il supporto di professionisti che indicano quali sono le strade da percorrere per creare degli articolati sistemi di frode e di evasione fiscale».
Una diversa sensibilità da parte della società civile e imprenditoriale è tanto più auspicabile dunque oggi? «Purtroppo spesso abbiamo assistito addirittura a una ricerca di mafia da parte di un certo mondo imprenditoriale. Ma se vogliamo assicurare un futuro alle nuove generazioni questo è un momento decisivo. È il momento di schierarsi e di assumersi le proprie responsabilità, quelli che sono tenuti alle segnalazioni lo facciano. Le prefetture sono già presenti e noi magistrati ci siamo e ci saremo. Ma non bastiamo da soli».

Foto: Via Palestro Milano ha ricordato la strage per la bomba che il 27 luglio 1993 colpì il Pac uccidendo cinque persone


Foto: La dda La procuratrice alessandra dolci