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09/06/2020

Alberto Quarati / Genova A difesa del (almeno per …

Il Secolo XIX - Alberto Quarati

Alberto Quarati / Genova A difesa del (almeno per ora) ex presidente del porto di Trieste Zeno D'Agostino, dichiarato decaduto dall'Autorità anticorruzione, è sceso in campo anche l'arcivescovo del capoluogo giuliano, Giampaolo Crepaldi: «La nostra città ha concordemente e giustamente reagito» perché la decisione dell'Anac «ha determinato una situazione grave e pericolosa per tutta la realtà portuale triestina» spiega il monsignore, che aggiunge di aver già contattato D'Agostino per assicurargli «la preghiera in un momento difficile sul piano personale, che vede inspiegabilmente vanificarsi la sua qualificata e promettente azione imprenditoriale e sociale».Ieri nel primo pomeriggio è stato sospeso il presidio dei lavoratori al Varco IV del porto a sostegno di D'Agostino (su sua stessa richiesta) mentre lo sciopero è stato revocato ma permane, dicono dalla Uiltrasporti, lo stato di agitazione. Il neo-commissario Mario Sommariva ha firmato un decreto di convalida di tutti gli atti deliberati dall'Autorità di sistema portuale dal 2016 a oggi, garantendo quindi la continuità sull'operato di D'Agostino, i cui atti peraltro - sottolineano dalla stessa Anac - sarebbero rimasti comunque validi. Dall'Authority aggiungono che la sentenza «non è politica» e che per un caso analogo a quello di Trieste fu già il Consiglio di Stato, nel 2018, a pronunciarsi sul tema dell'inconferibilità dell'incarico. A D'Agostino viene addebitato il fatto che prima di diventare presidente del porto, fu numero uno del Trieste Terminal Passeggeri, società nella quale l'Autorità portuale deteneva il 40%. Sommariva ha annunciato il ricorso al Tar del Lazio.La vicenda fa scalpore perché colpisce (per questioni ritenute cavillose, vista anche la marginalità del business passeggeri a Trieste) l'uomo-simbolo delle banchine italiane, il manager pubblico che ha raddrizzato le sorti dello scalo giuliano, reinventandolo come grande porto ferroviario dell'Europa centrale con una politica commerciale e di immagine strutturata (tra le manifestazioni di solidarietà, anche quella della Camera di Commercio italo-tedesca), intessendo relazioni con porti e interporti del Continente, partecipando alle strutture logistiche sparse in Friuli Venezia Giulia, creando nuovi servizi e ridando via via senso al groviglio di binari che abbraccia Trieste. Così D'Agostino ha riportato lo scalo sulle mappe europee, al pari di Genova nella definizione di "porto ascellare" d'Italia, connesso con l'Europa tramite le reti Ten-T finanziate da Bruxelles e con ambizioni nel quadro della Via della Seta cinese. Dal 2016, anno dell'entrata in vigore della riforma portuale, D'Agostino è il primo presidente di porto in Italia destituito dall'Anac, ma è il quinto allontanato da suoi uffici e il nono (su 15) coinvolto in un procedimento destinato a passare per i tribunali. «Non è questione di giudici - ragiona il presidente di Assoporti e numero uno dello scalo di Ravenna, Daniele Rossi - né di ministero e nemmeno di riforma portuale. Il problema è l'accavallamento delle norme e la loro interpretazione: oggi non solo un presidente di un porto, ma qualunque amministratore pubblico ha paura della sua firma. Bisognerebbe eliminare il principale dei problemi, il Codice appalti, e sostituirlo con le norme europee che già esistono. E poi, pene certe per i reati gravi e la piena applicazione, questo sì, della riforma portuale».«I presidenti dei porti - provoca Luca Becce, presidente di Assiterminal - dovrebbero rimettere il mandato al ministero, che così magari si occuperà di loro. Da un momento all'altro ti trovi sospeso, decaduto, inquisito e in tutti i casi che si sono succeduti non si è mai trattato di qualcosa che avesse avuto a che fare con fatti corruttivi. Tutti i casi sono ascrivibili a norme amministrative, spesso non chiare e difficile interpretazione, o di conflitti tra istituzioni portuali e marittime. Tutto questo in un quadro di sostanziale disapplicazione della riforma portuale». --© RIPRODUZIONE RISERVATA