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28/04/2021

Al Superbonus 3,7 miliardi in più Se opere ferme poteri al governo

Avvenire - Marco Iasevoli

LE ULTIME MEDIAZIONI SULLE MISURE E SULLA GOVERNANCE
' L ultimo compromesso è sul nodo politicamente più scottante, il Superbonus. La misura cara a M5s (ma sostenuta con forza anche da Fi, Pd e Lega) "guadagna" altri 3,7 miliardi nella versione del Pnrr consegnata alle Camere. A farne le spese i finanziamenti previsti per le rinnovabili e i trasporti puliti, tagliati di quasi 3 miliardi. Il testo definitivo prevede 1,83 miliardi in più per la transizione ecologica rispetto alla bozza di venerdì: 59,33 miliardi contro 57,50. Ma è aumentata soprattutto la voce dell'efficientamento energetico degli edifici attraverso, appunto, il superbonus al 110%: 3,73 miliardi in più (da 11,49 a 15,22). Ma i soldi supplementari per il superbonus (voluto con forza anche da Confindustria) alla fine sono stati trovati tagliando sulle rinnovabili. I fondi per le energie pulite, l'ammodernamento delle reti e la mobilità sostenibile sono calati di 2,78 miliardi, da 26,56 a 23,78. In compenso, sono aumentati di 910 milioni gli stanziamenti per la lotta al dissesto idrogeologico e per le risorse idriche, da 14,15 miliardi a 15,06. Passato il vaglio parlamentare, il Cdm dovrà re-intervenire sul testo entro il 30 aprile, recependo evenduali indicazioni operative contenute nelle risoluzioni che incasseranno la maggioranza nelle Aule. Poi inizierà un vero e proprio tour de force: da maggio a fine anno il governo dovrà produrre 11 provvedimenti legislativi, tra decreti, riforme e deleghe. Il primo appuntamento in agenda è quello con il decreto semplificazioni, che il governo si è impegnato con Bruxelles ad adottare entro la prima settimana di maggio. Insieme al decreto sulla governance e a quello che introdurrà le procedure straordinarie per il reclutamento nella pubblica amministrazione - in calendario sempre entro maggio - questi provvedimenti prepareranno la cornice entro cui andranno "messi a terra" gli investimenti. Nel decreto semplificazioni ci sarà l'accelerazione della VIA - la valutazione di impatto ambientale - per tutti i cantieri che ricadono nel perimetro del piano, la proroga al 2023 delle norme sugli appalti e contro la "fuga dalla firma" che scadono a fine anno, la revisione delle norme tecniche per l'accesso al Superbonus. Occhi puntati, poi, sul decreto-governance. Ieri Draghi l'ha tratteggiato in modo veloce: «l'attuazione delle iniziative e delle riforme, nonché la gestione delle risorse finanziarie, sono responsabilità dei ministeri e delle autorità locali; le funzioni di monitoraggio, controllo e rendicontazione e i contatti con la Commissione europea sono affidati al ministero dell'Economia; infine è prevista una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio, con il compito tra l'altro di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell'attuazione del Piano». Parole che aprono a un eventuale potere commissariale del governo nel caso i progetti si arenino. Poi la sfida colossale delle riforme: la giustizia da chiudere tra giugno e settembre dopo decenni di sconti furiosi, entro luglio la legge-delega sul fisco con decreti attuativi da portare a casa per la fine dell'anno.