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16/06/2020

AL PIANO COLAO MANCA CORAGGIO

La Repubblica - Affari Finanza - sergio rizzo

Il commento
La diagnosi non fa una piega. Chi potrebbe sostenere che l'Italia non abbia da anni tassi di crescita e produttività inferiori alle altre grandi nazioni europee? E un debito pubblico astronomico, con un'economia sommersa da far paura? I segue dalla prima P er non parlare di una pubblica amministrazione decisamente malmessa, delle diseguaglianze di genere e una quantità enorme di giovani che non studiano e non lavorano. L'analisi della situazione italiana fatta pur nel poco tempo a disposizione da Vittorio Colao e dai 20 esperti che l'hanno affiancato nello studio delle "Iniziative per il rilancio - Italia 2020-2022" è perfetta. Anche se conoscevamo già le palle al piede del Paese, ora ne abbiamo una consapevolezza ancora più profonda. E li ringraziamo. Per questo, dopo una diagnosi tanto impietosa, c'era forse da attendersi maggiore coraggio. A Colao, manager che gode di una ottima reputazione a livello internazionale, va dato atto di essersi impegnato a fondo. In meno di un paio di mesi ha ricevuto e analizzato «oltre 500 contributi scritti» dopo aver consultato «ben oltre 200 esponenti del mondo economico e sociale». Fra i quali, con ogni probabilità, gli stessi che saranno chiamati agli Stati generali dell'economia convocati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: dettaglio che accresce ancora le perplessità su questa iniziativa. Un impegno così serrato ha prodotto un numero sterminato di proposte contenute in oltre un centinaio di schede. Dove però fanno capolino idee che non sempre affrontano la sostanza dei problemi denunciati, limitandosi a offrire scappatoie. Quando addirittura non vengono riesumate ricette discutibili e già sperimentate senza successo in passato. Prendiamo il capitolo intitolato «Ridurre significativamente l'economia sommersa per liberare risorse e garantire concorrenza equa». Lì si propone una specie di condono per chi ha denaro contante e altri valori «derivanti da redditi non dichiarati». Senza mai naturalmente usare quel termine maleodorante, ma il più elegante e anglosassone «voluntary disclosure». E un'altra «voluntary disclosure» viene proposta per «regolarizzazione e rientro dei capitali esteri». E poi eccone una terza con sanatoria per l'emersione del lavoro nero. Senza ricordare che di operazioni di rientro di capitali esteri negli ultimi 18 anni ne abbiamo viste quattro o cinque, senza che questo abbia arrestato l'esportazione illegale di capitali: visto che ogni volta saltano fuori, e prevalentemente dalla Svizzera, decine di miliardi. Non è una novità nemmeno l'idea di condonare il denaro contante, e qui andrebbe rammentato che, dopo il governo di Matteo Renzi, la cosa è stata più recentemente tirata fuori dal governo Conte uno. Sponsor d'eccezione: Matteo Salvini. Quanto all'emersione volontaria del lavoro nero si risale addirittura al 2001, secondo governo Berlusconi. Venne fatta una legge, e la relazione tecnica stimava l'emersione di 900 mila lavoratori. Ma alla fine furono 900: novecento, senza mila. E veniamo a un altro capitolo decisivo per il rilancio, quello delle Infrastrutture. L'idea è quella di «regolare con un regime ad hoc» la materia di quelle considerate «strategiche», dove per «regime ad hoc» si intende un sistema che metta il veto ai veti degli enti locali: detta così fa venire in mente la vecchia legge obiettivo, che non ha funzionato proprio bene. Ma quello che lascia perplessi è la proposta di creare una «Unità di presidio ministeriale responsabile della rapida esecuzione degli investimenti previsti». Per paradosso si finirebbe per affidare agli stessi che non sono stati capaci di velocizzare le opere pubbliche l'incarico di velocizzarle. In Italia il problema della burocrazia sulle infrastrutture è sempre stato a monte. Basta dire che qui il tempo necessario per un bando di gara e per la sua aggiudicazione è regolarmente maggiore di quello necessario all'esecuzione dei lavori. L'ex presidente dell'Ordine degli architetti Leopoldo Freyrie si è preso la briga di paragonare un bando di gara francese da 6,5 milioni con un bando italiano per un lavoro da 1,2 milioni: 2.800 parole nel primo, 17.000 nel secondo. Con un rapporto da uno a sei, come il numero dei documenti richiesti. E parliamo della Francia, dove la burocrazia non è assente. Invece che a monte del problema, dunque, si interviene sempre a valle: né la faccenda si risolve con l'ennesima revisione del Codice degli appalti. Bisognerebbe invece azzerare tutto e fare regole di buon senso, magari copiando dagli altri. Richiederebbe poco tempo, e gli effetti si vedrebbero subito. Ma servirebbe coraggio. Che non c'è. Ancora: il piano Colao prevederebbe l'estensione delle concessioni. Un'estensione, sia chiaro, «equilibrata e condizionata a un piano di investimenti espliciti e vincolanti». E si citano i settori «autostrade, gas, geotermico e idroelettrico». Roba da far venire l'orticaria, se si pensa alle autostrade e ai provvedimenti (tipo Sblocca Italia) fatti dai governi passati... Quante volte si è progettato di allungare le concessioni con la scusa dei lavori di manutenzione, per poi scoprire, come ha fatto l'Autorità anticorruzione dopo il crollo del viadotto Morandi, che quei lavori non venivano fatti per com'erano previsti nei piani finanziarie mentre gli aumenti tariffari correvano regolarmente? E ora, anziché penalizzare le concessionarie che non rispettavano i piani si dovrebbero perfino estendere le concessioni? Per ciò che riguarda, poi, il gas, andrebbe riletta una segnalazione dell'Anac del 17 ottobre 2018, dove c'è scritto che nel settore della distribuzione risultavano scadute ben 3.728 concessioni su 5.142. Quasi i tre quarti. «Allo stato attuale - sottolineava l'Anticorruzione - le predette concessioni sopravvivono con proroghe sistematiche (...) Le norme del settore del gas hanno prorogato le concessioni scadute fino al 2007 e ormai da diversi anni non vengono pubblicate gare pubbliche per individuare i concessionari». Magari è una svista, ma viene da domandarsi come questa roba si possa conciliare con i riferimenti alla concorrenza del piano Colao.