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16/05/2020

Aiuti, rischio ingorgo bis l’incognita regolamenti

Il Mattino

UNA VOLTA ACCERTATO L'IMPORTO DELLA CIG A IMPRESE E LAVORATORI SARÀ EROGATO SOLO IL 40%
LE REAZIONI
Nando Santonastaso
«La variabile tempo farà la differenza», dice Sergio Silvestrini, segretario generale della Confederazione nazionale dell'artigianato. E visti i precedenti, con i ritardi accumulati nell'erogazione della Cassa integrazione in deroga e le perduranti difficoltà nei pagamenti dei prestiti alle imprese, è impossibile dargli torto. Il rischio che anche con il decreto Rilancio possa succedere lo stesso aleggia già, non a caso, sulle oltre 400 pagine del documento varato dal governo: quanto occorrerà perché le nuove misure a sostegno di imprese e lavoratori metteranno effettivamente il denaro promesso nelle loro tasche? La sensazione è che paletti e incagli procedurali potrebbero non mancare neanche stavolta. Sarà la verifica sul campo a confermarlo o smentirlo. Di sicuro a una prima lettura del testo tutti gli addetti ai lavori concordano su un punto: sono misure importanti ma non tali da assicurare la vera ripresa economica del Paese. «Sono soprattutto un risarcimento per ritardi e confusione provocati all'inizio della pandemia dallo stesso governo», dicono per esempio a Confindustria.
LA CIG IN DEROGA
È stata accolta con sollievo l'eliminazione dell'istruttoria delle istanze da parte delle Regioni, arrivate peraltro in ordine sparso all'appuntamento. Ma la scelta di affidare solo all'Inps, a partire da maggio, la gestione per così dire esclusiva di questo ammortizzatore sociale il più in ritardo tra quelli varati finora non sembra risolvere tutti i dubbi. Perché ad esempio solo un anticipo del 40%, come previsto dal decreto, e non l'intera somma, subito, a chi ne ha diritto? L'Inps si cautela sulla disponibilità delle risorse che l'azienda può chiedere in misura superiore alle effettive esigenze come è capitato in passato, ma di fatto è nelle tasche del lavoratore e in quelle dell'impresa che arriverà solo il 40% di quanto gli spetterebbe. Il pagamento della somma restante, poi, avverrebbe entro i successivi 30 giorni, secondo il decreto, sempre in base alle verifiche sull'effettivo tiraggio (il consumo, cioè) della misura richiesta. Siamo sicuri che il nuovo meccanismo funzionerà meglio, visto tra l'altro che le tantissime istanze arrivate anche ieri sulla Cigd dovranno seguire la vecchia procedura? E ancora: avere prorogato la Cassa integrazione solo fino a ottobre può rivelarsi un limite pericoloso per aziende che a quella data rischiano di non essere ancora pronte a ripartire. Non a caso la Regione Campania ha messo a verbale nell'ultima call con la ministra Catalfo la propria contrarietà a questa scelta, suggerendo di coprire tutto il 2020, come aveva proposto tra gli altri anche l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.
L'INPS E IL REM
L'istituto di previdenza dovrà erogare anche il nuovissimo Reddito di emergenza, come era stato anticipato. Un'operazione importante perché garantirebbe per due mesi assegni da 400 euro o da 800 euro ad una platea di circa due milioni di persone, non coperte da alcuna tutela (non potranno accedere a questo aiuto i percettori del Reddito di cittadinanza). Ma l'impegno metterà ancora una volta a dura prova l'Istituto e la sua capacità operativa specie a livello di sedi territoriali che oggi sono ancora chiuse, dovendo aggiungere i bonus dell'emergenza da Covid-19 ai suoi precedenti settori di competenza, dalla Cassa integrazione straordinaria, ordinaria e in deroga alle pensioni, al Reddito di cittadinanza. C'è chi dice che sarebbe stato più opportuno utilizzare per il Rem un'altra amministrazione: il dubbio rimane, visto il sovraccarico informatico e l'impatto che si annuncia sui territori per le domande, come può capitare, che non venissero accettate.
L'ALLARME ANCE
Le norme sugli appalti pubblici inserite in bozze precedenti del decreto, tra cui quelle per le semplificazioni a partire dai lavori di Anas e Rete ferroviaria italiana, e dunque l'attesa accelerazione degli investimenti, sono state stralciate: confluiranno in un nuovo decreto sulle semplificazioni amministrative, assicura il governo. «Ma non c'è alcuna indicazione sui tempi. E intanto quale funzionario si prenderà oggi la briga di firmare atti relativi ad opere pubbliche prima che il decreto venga convertito in legge? Bisognerà aspettare di sicuro altri 60 giorni e poi verificare solo a fine anno se ci sarà un impatto sul nostro settore. Così non va», tuona il presidente dell'Ance, Gabriele Buia.
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