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04/02/2020

Aiscat, ricorso al Tar e attacco al governo «Sulle concessioni decida la Corte europea»

Il Secolo XIX - Marco Grasso

il casoMarco Grasso / genovaIl governo italiano è responsabile «di una radicale e violenta inosservanza del rule of law», una totale «violazione del diritto internazionale e dell'Unione Europea» in tema di «contratti», «mercato» e «codice degli appalti». Dal 2018 porta avanti «una sorta di pubblicizzazione strisciante del mercato», «con un atteggiamento lontano e inosservante del diritto». Un esecutivo che, ancora, «dichiara candidamente di voler fare giustizia», «quasi che, da una parte, fosse il governo, o la stessa politica, quando non la stampa, a fare quella giustizia che il sistema giurisdizionale non riesce a fare in tempi brevi; o, dall'altra, di nuovo il governo e la politica o gli stessi giornali a fare amministrazione modificando le concessioni in essere». Per tutte queste ragioni, secondo Aiscat (Associazione dei concessionari autostradali), la partita delle concessioni deve essere decisa fuori dall'Italia: alla Corte di Giustizia Europea.È un attacco di una durezza senza precedenti quello dell'ente guidato da Fabrizio Palenzona. Una richiesta di pregiudiziale che irrompe nel mezzo della trattativa tra il governo e Autostrade per l'Italia sulla revoca o sulla revisione delle concessioni, a seguito delle inchieste sul crollo del Ponte Morandi e sui falsi report sulla sicurezza dei viadotti. Un ricorso che mira ad annullare, per incompatibilità con i principi cardine dell'Unione, due provvedimenti chiave approvati nell'ultimo biennio, da due maggioranze diverse guidate dal presidente Giuseppe Conte: il decreto Genova, la legge del governo giallo-verde che ha sostanzialmente escluso Aspi dalla ricostruzione del nuovo viadotto sul Polcevera; e la norma del decreto milleproroghe, targata Pd e M5s, che per i concessionari è il primo passo verso una revoca delle concessioni da «governo arabo o sudamericano degli anni Sessanta».«fincantieri priva di competenza»Il ricorso, depositato davanti al Tar del Lazio, può essere letto da un punto di vista politico, oltre che giuridico: un'arma carica destinata a pesare al tavolo dei negoziati, a cui sembra avviarsi il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Non solo per la revoca, ipotesi che sembra sfumare con il passare del tempo, ma nella rinegoziazione delle nuove condizioni (questione persino più rilevante) che il Mit potrebbe imporre per conservare la gestione della rete in termini di investimenti in sicurezza, tunnel, ponti e margine di profitto. L'attacco al governo, accusato di sciacallaggio sul crollo del Morandi, è frontale: «La politica fa campagna elettorale su eventi tragici invece di supportare, ma senza influenzare, gli organi competenti ad accertare le responsabilità». E una stoccata viene riservata, senza nominarla direttamente, anche a Fincantieri: «Con il decreto Genova si è inteso affidare la concessione a un gruppo di imprese di cui è leader una società priva di alcuna competenza nel settore delle costruzioni, solo perché a controllo pubblico», «escludendo un concessionario che ha partecipato al mercato interno dalla realizzazione di un'opera facente parte della concessione».«così il mercato va in rapido dissesto»Il ricorso è firmato dagli avvocati Maurizio e Davide Maresca, Federico Tedeschini e Daniele Granara: «Certamente è una brutta pagina per quanti ritengono la prevalenza sempre della stessa regola di diritto e il rispetto del diritto dell'Unione Europea - scrivono i legali - L'evento Morandi ha fatto precipitare la situazione in assenza di una responsabilità accertata del concessionario Aspi e quando lo stesso ha dichiarato di essere comunque pronto a mettere a disposizione le risorse per indennizzare i danneggiati e ricostruire le infrastrutture».Difendendo Aspi, Aiscat mette le mani avanti anche sulle altre concessioni: «Con una norma (il decreto milleproroghe) arbitraria si modificano le concessioni, e soprattutto i contratti, saranno annientati»; e il sistema si avvia verso un «rapido dissesto del mercato», in «un contesto di "livore istituzionale"». Il segnale al governo è chiaro: sulle trattative per le concessioni pende un ricorso per un danno importante; e non spetterà (solo) al governo italiano decidere. --© RIPRODUZIONE RISERVATA