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31/03/2021

Agricoltura, al palo i diritti dei lavoratori

Il Dubbio

CONFAGRICOLTURA
Il contratto collettivo nazionale è, e rimane, la stella polare del lavoro in agricoltura. All'interno di quel perimetro la politica deve tuttavia individuare le forme più snelle e percorribili per dare risposte certe alle imprese e agli addetti. È questa la posizione di Confagricoltura emersa nel webinar organizzato dall'Organizzazione leader nella rappresentanza dei datori di lavoro agricolo insieme ad Umana e Agronetwork. Le aziende si trovano oggi in una situazione di difficoltà: da un lato devono continuare a svolgere la propria attività, tanto più nel periodo emergenziale per soddisfare il fabbisogno alimentare del Paese, dall'altra faticano a reperire sul mercato, in tempi rapidi, manodopera professionalizzata che garantisca adeguati livelli di produttività. Resta quindi forte la spinta a forme di esternalizzazione, ma permane la preoccupazione delle imprese di incorrere in possibili violazioni di una normativa, quella sugli appalti di servizi, che presenta ampie zone grigie e solleva forti dubbi interpretativi che possono portare all'applicazione di sanzioni assai gravose. Occorrono adeguate politiche per favorire un'occupazione più stabile e di qualità anche nel settore agricolo, attraverso la rimozione degli ostacoli che scoraggiano le imprese nell'assunzione: elevata pressione fiscale e contributiva sul lavoro, complessità degli adempimenti, incentivi per l'assunzione effettivamente fruibili. Nella gestione di AgriJob, il portale della Confederazione riconosciuto dal ministero del Lavoro che incrocia domanda e offerta di manodopera, Confagricoltura ha rafforzato l'accordo con Umana, l'agenzia italiana per il lavoro con 140 filiali operative sul territorio, proponendo anche la formazione gratuita per le imprese e i lavoratori. «I centri per l'impiego - ha affermato la sottosegretaria al ministero del Lavoro, Tiziana Nisini - non funzionavano prima e non funzionano ora con tutti gli interventi normativi che sono stati fatti negli ultimi anni per implementarli. Magari si è lavorato molto sulle politiche attive del lavoro, ma non hanno funzionato. Un obiettivo importante e una prova importante ed essenziale è il recovery fund perché molto è stato inserito dalle politiche attive del lavoro. Quest'ultime però vanno stravolte, vanno fatte politiche del lavoro serie e coinvolgenti».