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08/09/2020

Agire in due, tre mesi Serve un piano città

Il Sole 24 Ore - Carmine Fotina, Giorgio Santilli e Gianni Trovati

infrastrutture
Il modello Genova generalizzato sarebbe incostituzionale
Nel disegno Aspen per l'economia italiana post-pandemica la prima mossa necessaria e urgente è il piano infrastrutture, considerato l'unica possibile cura shock capace di agire immediatamente sulla domanda. Come? Anzitutto riavviando 630 opere infrastrutturali bloccate per un investimento di 54,4 miliardi. È evidente che, rispetto a tante discussioni su piani infratsrutturali "lunghi" che si fanno a livello di governo, questa indicazione dell'Aspen significa soprattutto che «nel settore delle infrastrutture serve agire nel breve periodo (2-3 mesi)». I fondi non mancano, ma occorre superare soprattutto gli ostacoli procedurali o amministrativi.

Serve certamente anche un piano strategico, approvato dal Consiglio dei ministri, ma anche qui c'è l'indicazione che per le opere strategiche è fondamentale «accelerare il completamento di quelle, già qualificate come tali, la cui esecuzione è in atto». Una missione «di assoluto rilievo dovrà essere riservata alle grandi aziende a controllo pubblico (per esempio Enel, Eni, Terna, Snam, Saipem, Leonardo, Fincantieri, Ferrovie dello Stato Italiane) che nei rispettivi ambiti dispongono di competenze progettuali e di capacità realizzative da non temere confronti».

Sul piano normativo e procedurale, oltre alla semplificazione del codice appalti, occorre «costruire un'economia della fiducia, con controlli ex post anziché ex ante, e affermare una burocrazia collaborativa».

Non manca un riferimento al «modello Genova» che è stato centrale nella discussione di questi ultimi mesi. «La disciplina adottata per la ricostruzione del ponte Morandi difficilmente potrebbe divenire un modello di carattere generale, valido per qualsiasi opera pubblica a prescindere dal relativo valore economico: pone forti dubbi di tenuta costituzionale».

Infine il rapporto entra nella specifica programmazione dei singoli settori: autostrade, ferrovie, aeroporti, porti e interporti, energia, acqua e impianti per la gestione dei rifiuti. Ma la raccomandazione più interessante è quella di un piano per le città: è un tema emergente fra quelli infrastrutturali perché nelle città c'è una forte concentrazione di domanda di mobilità e perché lo sviluppo nel mondo è ormai guidato dai centri urbani. Per Aspen il piano per le città dovrebbe «comprendere una serie di interventi di minor valore economico, ma essenziali a livello locale (c.d. interventi di secondo livello) per la riqualificazione e il recupero di abitazioni, ospedali, scuole, carceri e di tutte le infrastrutture urbane. In questo contesto, una particolare e decisiva attenzione dovrà essere dedicata al recupero dei numerosi comuni italiani colpiti dagli eventi sismici. Infine, al piano per le città potrebbero essere collegati ulteriori lavori pubblici, funzionali a migliorare la vivibilità urbana, con l'ampliamento o la sistemazione di strade, parcheggi, piste ciclabili, aree verdi e così via».

Infine l'internazionalizzazione delle imprese italiane del settore. «Il settore delle infrastrutture deve essere valorizzato anche avendo ben presenti le imprese italiane che operano all'estero. Andrebbe creata una cabina di regia, dedicata al sistema delle infrastrutture, attraverso la quale selezionare i paesi in cui esiste una importante offerta di opere infrastrutturali».

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IMAGOECONOMICA


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Il ponte Morandi. --> Il modello di ricostruzione del ponte non si può generalizzare