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21/05/2020

«Adesso è il momento di sbloccare il Paese»

QN - Il Resto del Carlino

di Claudia Marin ROMA «Più che di Rilancio parlerei di Decreto Ristoro. La dimensione finanziaria dell'intervento è imponente e cerca di dare risposte significative al mondo delle piccole imprese per mitigare i devastanti danni di una crisi senza precedenti: è vitale tuttavia che le misure adottate producano effetti in tempi rapidissimi, perché è a rischio la tenuta economica e sociale del Paese». Sergio Silvestrini, Segretario generale della Cna, sollecita tutta la politica e l'intera classe dirigente a un radicale cambio di passo per modernizzare un Paese bloccato e lancia la proposta di lavorare alla più grande opera di semplificazione, efficientamento e sburocratizzazione della storia repubblicana: «Rimuovere la ruggine da troppo tempo generata dalle incrostazioni legislative e dalle sovrapposizioni e i conflitti di competenza tra i diversi livelli dello Stato e Rimettere al centro l'interesse generale, di imprese e cittadini». Partiamo dalla maxi-manovra: qual è il vostro giudizio? «Complessivamente positivo. Contiene cospicui interventi per artigiani e piccole imprese anche se non commisurati alle enormi perdite derivate dal blocco delle attività. Ma un risarcimento totale era impensabile. Nell'iter di conversione del decreto ci impegneremo per proporre modifiche. Più risorse per gli indennizzi a fondo perduto per i soggetti imprenditoriali resi più fragili dalla crisi e più attenzione verso i settori maggiormente colpiti come il turismo, il trasporto delle persone, il piccolo commercio, i servizi alla persona». Per il turismo sono stati stanziati 4 miliardi. «Certo, il turismo è una risorsa fondamentale per l'Italia che genera il 13% del nostro Pil. In Francia, dove sviluppa il 9%, il governo ha stanziato 18 miliardi. Sono ben consapevole che l'Italia ha maggiori vincoli alla spesa pubblica, ma stanziare 3 miliardi per l'Alitalia e solo 6 per tutti gli indennizzi a fondo perduto non mi sembra in sintonia con le priorità del Paese». È impossibile accontentare tutti, famiglie e imprese. «Per questo è necessario fare le scelte giuste. Ad esempio: il taglio generalizzato dell'Irap mette sullo stesso piano imprese ferme per quasi tre mesi con altre attività che non hanno accusato significative riduzioni dei ricavi. Senza tener conto, peraltro, che moltissime micro-imprese non potranno beneficiare della cancellazione del versamento Irap». Tra le misure c'è il potenziamento dell'Ecobonus. «Lo chiedevamo da tempo. Potrebbe essere un potente volano per riavviare gli investimenti nelle costruzioni e per contenere il consumo di energia a condizione che le modalità di cessione del credito alle banche siano chiare, semplici, rapide e quindi di concreto aiuto ai cittadini e alle piccole imprese». C'è il problema della responsabilità dell'imprenditore in caso di contagio. «Sì, un grande problema. L'Inail ha chiarito che l'infortunio sul lavoro per Covid-19 non prefigura una automatica responsabilità penale e civile dell'imprenditore. Tuttavia è necessario un veloce intervento legislativo per scongiurare possibili derive interpretative, così come è urgente un chiarimento normativo per i servizi di disinfezione e igienizzazione per non gravare le imprese di costi indebiti e per non penalizzare gli operatori del settore». Nell'economia italiana troppe piccole imprese? «Usciamo dagli slogan! Questa pandemia sta evidenziando che artigiani e piccole imprese sono fondamentali per le attività economiche, anzi, insostituibili. Sono in trincea e lottano nonostante un fisco iniquo, una burocrazia soffocante, una perdurante difficoltà ad incassare i crediti commerciali, un credito bancario a dir poco difficoltoso da ottenere. Neanche il decreto liquidità con le garanzie pubbliche sta modificando significativamente l'atteggiamento di chiusura e pregiudizio del sistema bancario nei loro confronti. Per non parlare del costo dell'energia che ci penalizza rispetto ai nostri competitori europei. Ed è impossibile non ricordare ancora una volta che la pressione fiscale e contributiva sulle piccole imprese supera il 60%. Un peso insostenibile che scoraggia e deprime investimenti e sviluppo. Non è più rinviabile una radicale riforma del prelievo fiscale». Passiamo alla Fase 3. Da dove cominciare? «La crisi si è abbattuta su un Paese che non cresce da oltre 20 anni, che soffre di mali cronici la cui diagnosi è condivisa da tutti, senza che siano state adottate terapie efficaci. La Fase 3 deve, dunque, essere un grande cantiere di riforme che richiede progetti, discontinuità e una visione del futuro. Abbiamo poco tempo e dobbiamo sfruttare ogni risorsa economica per far ripartire con slancio un grande piano di investimenti pubblici e privati. Quello che amo definire un moderno Piano Marshall che stimoli investimenti e consumi». Lo sblocco delle opere pubbliche e la semplificazione burocratica sono ormai un imperativo. «Sì. Dobbiamo aprire una stagione all'insegna di semplifica, sblocca, snellisci, taglia. Ripensare la governance istituzionale, sospendere il codice degli appalti, rivedere l'istituto dell'abuso d'ufficio che terrorizza amministratori e funzionari che finiscono per alimentare l'immobilismo. Una stagione che valorizzi la responsabilità dei cittadini e delle imprese e superi il modello delle autorizzazioni ex ante rafforzando i controlli ex post. L'architettura normativa e burocratica non deve continuare a rappresentare un ostacolo all'attività delle imprese». Come si sta muovendo l'Europa? «È in gioco il destino dell'UE. Servono più che mai spirito di unione e mobilitazione di tutte le risorse necessarie. La proposta franco-tedesca sul Recovery Fund è un primo passo nella giusta direzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA la pressione fiscale per piccole imprese
60%

«È un peso insostenibile che scoraggia e deprime investimenti e sviluppo - dice Silvestrini -. Non è più rinviabile una radicale riforma del prelievo fiscale. E bisogna modificare anche l'atteggiamento di pregiudizio del sistema bancario nel concedere credito»


del Pil italiano arriva dal turismo
13%

Il decreto rilancio ha stanziato 9 miliardi di euro: «In Francia, dove sviluppa il 9% del Pil, il governo ha messo in campo 18 miliardi. Per questo settore, e per altrisoggetti deboli come il trasporto alle persone, servono più risorse e indennizzi a fondo perduto»