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10/09/2018

«Addio piazza, nuova fase con il governo»

La Verita' - MARIO GIORDANO

Intervista Vincenzo Boccia
Il presidente di Confindustria Boccia alla «Verità»: «Prospettiva cambiata, ecco 6 idee per collaborare»
• «La prospettiva è cambiata, con il governo comincia una nuova fase». Così il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia in un'intervista alla Verità. «Il richiamo alla piazza? Non serve più. Bene Salvini sulla prospettiva temporale, bene Di Maio sull'Ilva. Non siamo contro nessuno. Sei proposte per collaborare». a pagina 5 Presidente Vin_ / cenzo Boccia, allora W '" Confindustria non scende più in piazza? <>È cambiata la proli _ spettiva. Ora il banco di prova è la legge di bilancio». E bastata un'intervista di Salvini al Sole 24 Ore per cambiarla? «È la sua interpretazione». E la sua quale? «In quell'intervista ci sono diversi aspettiinteressanti. A cominciare dalla questione temporale». La questione temporale? «Sì:per la prima volta il ministro Salvini parla di un piano di governo di medio termine. Noi lo chiedevamo da tempo». In effetti: temevate che il governo volesse elezioni anticipate. Ora pensate che non sia più così? «Da quelle parole sembra di no». E quindi lei pensa che il governo stia passando, come chiedeva lei, dalla fase adolescenziale a quella matura? «Parrebbe. Diciamo che si apre una seconda fase, in cui vediamo senso di responsabilità. E attenzione nei / /" confronti dell'indù- j - , . > stria. Al governo bio -10 -H? sogna dare atto di questo». Ma allora non le sembra di essere stato un po' precipitoso nel chiamare gli industriali alle piazze, senza nemmeno aver //•.-. , > visto la manovra? «No, questo no. ««»»»>»««»> Siamo stati costretti a rispondere a tono ad attacchi che ci sono stati fatti». Da chi? «Parlamentari di Lega e 5 stelle. Pareva che capissero solo tre parole: piazza, popolo e sondaggi. E noi abbiamo cercato di parlare la loro lingua». Ma Confindustria non è mai scesa in piazza. Mai. «Che significa? Non ci può essere innovazione?» La piazza è un'innovazione? «No, diciamo una questione tattica. Se l'interlocutore non vuole avere nessun confronto e la prima critica è un attacco, cosa rimane? Bisogna esprimere il malessere». Ma il malessere da cosa nasce? «Ci sono aspettative alte su questo governo, soprattutto sulla Lega. E invece sul decreto Dignità non siamo nemmeno stati consultati. Guardi che non era un'iniziativa del presidente Boccia. Si è mossa tutta l'associazione. Compatta». L'associazione certo. Ma Confindustria non rappresenta il mondo delle piccole imprese, vera ossatura di questo Paese. «No, questa è una cosa falsa. Intanto il presidente di Confindustria, cioè il sottoscritto, è uno che arriva dalle piccole imprese». Non basta. «Ecco i dati: dei 160.000 associati a Confindustria, il 90 per cento sono imprese con meno di 100 dipendenti». Ma chi mantiene (e controlla) l'""""™2zione sono '? ?"?"di imprese e le imprese pubbliche... «Questa è una fiaba. Le aziende pubbliche sono solo il 2 per cento e versano il 3,5 del totale dei contributi». Quindi non le da fastidio che Salvini o Di Maio minaccino di togliere le aziende pubbliche da Confindustria»? «Ci interessa relativamente. Confindustria è un'associazione libera: chi si vuole iscrivere s'iscrive, chi vuole uscire esce. Ma consiglieremmoloro di essere più cauti». Ora, però, più cauti pare lo siano diventati. Che ne dice dell'Uva? «Bel segnale. Bisogna darne atto a tutti: investitori, sindacati, e al ministro per la sua capacità di negoziazione. L'accordo si chiude bene. Meglio del punto di partenza». Il presidente di Confindustria che fa i complimenti a Di Maio. Questa è una notizia. «Noi valutiamo provvedimenti e non governi. Se ci sono cose positive le sottolineiamo, non abbiamo paura di contaminarci. Non siamo contro. Siamo neutrali». Non pareva. «Se c'è qualcosa che non condividiamo, lo diciamo. Per esempio sulle infrastrutture. Il 12 settembre a Torino faremo una grande manifestazione a favore della Torino-Lione. Secondo noi su quello il governo sbaglia». E sulla fiat tax? «No, guardi: se fiat tax e reddito di cittadinanza vengono collocati in un percorso di medio termine, che non fa saltare i conti e non fa aumentare lo spread...». Ah, non cominci con lo spread... «Ma lo spread è importante. Non si può dire che non te ne importa se sale. Poi lo pagano le famiglie, le imprese, lo Stato per finanziare il suo debito». Non crede che ogni tanto lo spread sia manovrato? «No, non riteniamo che nel mondo ci sia qualcuno che la mattina si alzi pensando di far cadere il nostro governo. Anzi, riteniamo che ci sia una percezione positiva del nostro Paese nel mondo. E noi non dobbiamo rovinarla facendo aumentare il debito». Ma così non si fa nulla... «Non è vero. Ci sono diversi interventi che si possono fare anche a costo zero. 0 comunque a risorse non elevate e a saldo zero. E che aiutano la crescita». Per esempio? «Potenziare il fondo di garanzia delle aziende italiane, che sta funzionando molto bene». Che cos'è? «Un fondo statale che garantisce fino a 2 milioni e mezzo le imprese che chiedono prestiti alle banche. Costa poco o nulla, è efficace. Perché non aumentare il plafond a 5 milioni di euro?». L'ha proposto al governo? «Sì, ne abbiamo parlato con il ministro Tria e il ministro Di Maio. Ma non è l'unico provvedimento che si può fare a costo zero 0 quasi. Pensi ai debiti della Pubblica amministrazione con i privati». Quelli aveva promessi di pagarli Renzi. Ricorda? «Ce lo ricordiamo». Non s'è fatto nulla. «In parte si potrebbe fare una megacartolarizzazione per arrivare a una soluzione strutturale e definitiva». La Lega proponeva i minibond. «Non arriveremmo fin lì. re interlocutori del governo anche su questo punto». Si può infrangere il tetto del deficit/Pii per fare investimenti? «Sì, l'abbiamo detto già a febbraio di quest'anno. Ma avremmo una proposta ancor più ampia». Quale? «Quella di emettere un mega Eurobond in chiave europea. 500 miliardi 0 1.000 miliardi di investimento. Un segno di speranza e di visione per tutta l'Europa e nell'interesse dell'Italia». Non crede che la cultura dell'impresa negli ultimi anni non sia stata così favorevole all'occupazione? Penso alle Borse che salivano quando si annunciavano licenziamenti. «La cultura dell'impresa ha subito la dimensione della finanza. Per noi il lavoro è fondamentale». Magari troppo precario... «No, penso che ci sia un'evoluzione ancora in DIALOGANTE Vincenzo Boccia: «Non siamo contro nessuno, vogliamo discutere» Ma si può studiare di far arrivare liquidità alle imprese attraverso cessione del credito a istituti finanziari». Altre proposte a costo zero? «Una riforma che riduca i tempi della giustizia». Boom. Quella la sentiamo da troppi anni. «Lo sappiamo. Ma alcuni casi virtuosi ci sono, tra i quali il tribunale di Torino che, ad esempio, ha dimostrato che si può ridurre l'arretrato soltanto con degli accorgimenti organizzativi». Fra le riforme a costo zero, Di Maio proponeva la riforma del codice degli appalti. È d'accordo? «Siamo d'accordo. Andrebbe semplificato. Che non significa renderlo più leggero per chi non rispetta le regole. Pronti a diventaatto. E che sia da accompagnare con i giusti provvedimenti». Anche con misure protezionistiche? «No. Un Paese comeil nostro che esporta 550 miliardi di euro l'anno ha interesse a ridurre le barriere, non ad aumentarle». Parliamo di Autostrade? «La nostra prima preoccupazione è che il ponte si faccia e si faccia in fretta. Per gli operatori economici è fondamentale». Ma non pensa che, al di là delle responsabilità della tragedia, il sistema delle concessioni sia malato? Che manchino trasparenza, gare, competitivita. «La trasparenza è sempre un valore. E le privatizzazioni non possono essere un monopolio che passa da una mano all'altra. Ci vogliono regole. Ma non bisogna confondere i ruoli tra imprese, governo e magistratura. E non ci va giù l'ideologizzazione». L'ideologizzazione? «Sì. Con la scusa della tragedia dicono che tutto dev'esser nazionalizzato. Le nazionalizzazioni non servono al Paese. E poi bisognerebbe passare dalla cultura delle colpe alla cultura delle soluzioni. Sarebbe un segnale importante di maturità per chi governa il Paese». Che ne pensa della pacificazione fiscale? «Essenziale, anche se ci riguarda poco. Ma avrei una proposta». Quale? «Provare a offrire una via d'uscita alle imprese, oltre che ad artigianie ai piccolissimi imprenditori». Una sanatoria? «No, la rateizzazione delle cartelle per le aziende che sono in situazione critica. Se falliscono lo Stato perde tutto, se invece gli si rida fiato, magari...». Questa nuova fase di dialogo, come dice lei, mi pare che la stimoli assai. Quasi sta facendo un programma di governo alternativo. «No, per nulla. Non siamo noi a fare i piani di governo. E abbiamo capito bene qual è l'obiettivo della maggioranza. Non siamo né a favore né contro. Siamo solo interessati a fare proposte per far crescere il Paese. Nell'interesse di tutti». Le devo fare una domanda da cattivo, quale sono. «Lo sappiamo che è cattivo. Ma è simpatico anche per quello». Come fa Confindustria a dare lezioni a tutti con alle spalle le accuse di falsiin bilancio e manipolazione del mercato che pendono sul Sole 24 Ore? «Ma Confindustria è azionista del Sole». Appunto. «Questo è un Paese paradossale. Accade una cosa nella gestione di una società e la colpa è dell'azionista. Come se io e lei comprassimo azioni della Fiat, accade in Fiat qualcosa e la colpa è nostra». Presidente c'è un po' di differenza tra il sottoscritto che compra due azioni e Confìndustra che controlla il Sole 24 Ore. «Sì ma esasperando il concetto, vogliamo dire una cosa». Quale? «Che una cosa sono le responsabilità di gestione e un'altra le responsabilità dell'azionista. Che ha pure dovuto fare sforzo non indifferente mettendo 30 milioni di euro per coprire le perdite». Intanto l'ex direttore Napoletano sale in cattedra alla Luiss. «C'era un vecchio contratto che è stato rinnovato. La Luiss ha una gestione autonoma e tutta la nostra fiducia. Valuteranno i vertici dell'Università». Un'ultima curiosità. Ho scoperto che lei è un motociclista. Ma fa più impennate con la moto o come presidente di Confindustria? «Mai impennato. Meglio fare le curve». E in Confindustria ne sta facendo una? «Cerchiamo solo di fare ogni cosa con passione e responsabilità».