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18/07/2020

Addio al Pedibus, Tursi non partecipa al bando

La Repubblica - Massimiliano Salvo

Il caso
Il Centro di Educazione Ambientale non esiste più
A Genova era partito 12 anni fa con 40 mila euro di fondi gestiti dalla Asl3, per invogliare i genitori e i bambini a percorrere a piedi il tragitto da casa a scuola e nel frattempo fare educazione stradale e alla salute. Anno dopo anno, però, i soldi per il Pedibus - le comitive di bambini accompagnati da un adulto che si fermano davanti al portone di ogni studente - sono diminuiti e la collaborazione del Comune si è fatta sempre più tiepida. Oggi ha toccato il fondo: il Comune di Genova non ha partecipato al bando della Regione in scadenza il 30 giugno per organizzare il servizio per il prossimo anno. Per un semplice motivo: il bando da 5mila euro era rivolto ai Centri Educazione Ambientale, che fanno da regia istituzionale. Ma il Centro del Comune di Genova non esiste più.
Per cercare di stimolare il Comune a partecipare al bando del pedibus, nelle scorse settimane le associazioni di Rete Genova Sostenibile hanno scritto agli assessori all'ambiente Matteo Campora e all'assessore alla Cultura Barbara Grosso. «Non ce ne occupiamo noi», dice l'assessore Campora, che è però indicato come informato sulla vicenda dall'assessora Grosso e dagli uffici della Regione.
Il ruolo del suo assessorato è infatti fondamentale per far rinascere il Centro che è lo strumento per accedere ai fondi. L'assessora Grosso spiega che «il 30 agosto ci sarà un nuovo bando della Regione da 15mila euro, abbiamo una persona dell'ufficio scuola che se ne sta occupando d'accordo anche con Campora. Siamo decisi a supportare Rete Genova Sostenibile. Ma il Centro Educazione Ambientale deve ripartire». A preoccupare le scuole e le associazioni c'è però la disaffezione mostrata del Comune verso uno strumento che ha bisogno del suo aiuto anche solo per colorare strisce pedonali sbiadite o correggere i tempi dei semafori.
«Non viene capita la sua valenza educativa e di limitazione del traffico: contrasta con l'ideologia di utilizzare il mezzo privato», spiega il dottor Claudio Culotta, che seguì il Pedibus per conto dell'Asl3 e oggi se ne occupa da attivista. In passato il pedibus era attivo in una decina di istituti, l'ultimo anno è sopravvissuto in singole scuole di Oregina, Castelletto, Molassana e Voltri. «Quando partimmo con una linea di pedibus da 10 bambini, gli studenti arrivavano all'80 percento in auto», spiega la maestra Chiara Bonaventura della scuola primaria Spinola di Oregina, la realtà più affermata. «Oggi le linee di pedibus sono quattro e coinvolgono 120 bambini su 500 della primaria.
E' un grande aiuto per i genitori, liberati dall'incombenza di portare i figli a scuola. Il problema è che l'aiuto istituzionale non c'è più. Per far rimettere dal municipio una ringhiera divelta da una corriera su un marciapiede dove passa il pedibus, ci abbiamo messo 5 mesi».

Foto: MARCO DONA / FOTOGRAMMA/FOTOGRAMMA


Foto: kLe fermate Il Pedibus era una bella idea per far abituare i bimbi a muoversi a piedi