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30/06/2020

Addio a ciò che rimane dell’ex macello

QN - Il Giorno

LEGNANO di Paolo Girotti «Non sussistono motivazioni sufficienti sotto nessun profilo per giustificare il mantenimento di tali manufatti come testimonianza»: questo il parere della Direzione regionale per i Beni culturali, chiamata a rappresentare il Ministero sul territorio, a proposito dello stabile diroccato dell'ex Macello di via Magenta, una struttura che dovrà essere presto demolita per fare spazio a un parcheggio dedicato ai mezzi della Protezione civile e il cui destino aveva provocato, come spesso succede in campagna elettorale, anche qualche polemica. Il passaggio in cui si fa riferimento alla risposta dell'ufficio regionale, riferito a una richiesta fatta tempo addietro (la risposta è datata 2006), è stato ricordato nella lettera di replica che il commissario prefettizio Cristiana Cirelli ha inviato al candidato sindaco del «Movimento dei Cittadini», Franco Brumana, che solo pochi giorni fa aveva chiesto conto proprio dell'opera di demolizione. Brumana nella sua richiesta voleva anche conferma che l'iter autorizzativo avesse come interlocutore il Ministero dei Beni culturali (per questo aveva anche scritto direttamente alla Soprintendenza) e si soffermava poi anche sulle modalità di appalto scelte per l'assegnazione dei lavori, che presto porteranno all'abbattimento dell'edificio. Brumana, nella sua replica alla Soprintendenza, aveva infatti sottolineato che è solo il Ministero e non la Soprintendenza a dover autorizzare l'abbattimento e su questo aveva chiesto ulteriori chiarimenti. L'autorizzazione all'abbattimento arrivava dunque dalla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici, diramazione diretta del Ministero, che per questo motivo dava avviso del suo parere, nella stessa lettera di risposta al Comune, mettendo in copia anche la Soprintendenza (a cui, tra l'altro, era stato richiesto anche un parere pre-ventivo prima di arrivare alla decisione): l'edificio in questione viene definito nella relazione che autorizza l'abbattimento come composto da «strutture di servizio prive non solo di rilevanza artistica ma anche di un interesse di carattere socio-culturale». A parere dell'ufficio regionale , dunque, un edificio che non valeva certo la pena conservare. Nella lettera di risposta alle critiche del candidato sindaco, sfociate in una richiesta di chiarimenti alla Soprintendenza, il commissario prefettizio legnanese ha anche giustificato, passaggio dopo passaggio e norma dopo norma, anche tutti gli appalti sotto soglia riferiti a opere di abbattimento (autorizzate anche dalla commissione paesaggistica del Comune), che riguardano un immobile oggi in condizioni manutentive pessime. Nella relazione dei Beni culturali di trent'anni fa, datata 1990, lo stato di conservazione della copertura e degli infissi veniva già definito come «cattivo», il livello più basso, mentre «discreta» veniva valutata la condizione delle murature, sottoposte poi nel tempo a una serie di infiltrazioni che hanno peggiorato la situazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA