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09/10/2018

Acquisti per le mense, appalto nel mirino

Il Centro

Uffici pronti a spendere 50mila euro al posto della ditta. E a scuola scatta la protesta contro il panino
SULMONA Rischia di finire sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti la determina dirigenziale che stabilisce l'acquisto di arredi di supporto alle mense scolastiche. Per accelerare la riapertura del servizio e placare la polemica scatenata dalle mamme sui panini e sul pasto che i loro bambini devono consumare a scuola, gli uffici comunali del quarto settore hanno deciso di sborsare quasi 50 mila euro per l'acquisto di carrelli scaldavivande, armadi per il personale addetto alla somministrazione, vasche per il lavaggio e altro ancora. Materiale che però avrebbe dovuto mettere a disposizione la ditta aggiudicatrice dell'appalto. È scritto chiaramente nel capitolato che lo stesso Comune ha predisposto quando ha deciso di indire la gara d'appalto del servizio di refezione nelle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado di Sulmona. A pagina quattro si legge: «L'appaltatore svolgerà il servizio con dotazione propria di personale, strumenti, attrezzature, arredi, materiali, accessori, prodotti per la pulizia necessari all'ottimale assolvimento dello stesso». E poi ancora a pagina 9, riguardo alla distribuzione e somministrazione dei pasti il capitolato d'appalto recita: «La ditta, con proprio personale adeguatamente formato, dovrà somministrare mediante carrelli termici e con la massima igiene i pasti a ciascun utente presso i vari plessi scolastici che fruiscono della mensa, in contenitori e stoviglie igienicamente idonei messi a disposizione dalla medesima ditta ad integrazione di quello già in uso presso le scuole ove esistente». E il ritardo che si sta registrando per l'avvio del servizio mensa dovuto proprio alla mancanza di questo materiale che la ditta che si è aggiudicata l'appalto, si sarebbe rifiutata di acquistare. Gli arredi e i carrelli scaldavivande utilizzati lo scorso anno scolastico per garantire la mensa scolastica erano di proprietà della ditta che si occupava di garantire il servizio. Materiale che la stessa ditta ha ritirato dalle scuole quando il servizio è passato ad altri. Come detto si tratta di una spesa che supera i 50 mila euro che renderebbero l'appalto, che ha la durata di soli tre mesi (100 mila euro al mese fino al 31 dicembre), economicamente fallimentare per la ditta aggiudicataria. Intanto, sul servizio mensa che no parte, dalle parole si è ai fatti: i genitori degli alunni della elementare Luciana Masciangioli si sono dati appuntamento oggi alle 13.30 ai Musp, dove è ospitata la scuola, per riprendere i loro figli. Proprio come annunciato nei giorni scorsi, scatta così la "protesta contro il panino", o meglio contro l'obbligo di far portare in classe per pranzo solo cibi secchi e niente frutta o verdura. (c.l.)

Foto: Bambini a mensa

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