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24/08/2018

Acquisti p.a., il 95% delle imprese resta fuori dalle gare

ItaliaOggi - LUIGI CHIARELLO

STUDIO DELLA CNA
Chiarello a pag. 29 Il quadro disegnato dal codice degli appalti esclude dal mercato degli acquisti della pubblica amministrazione più del 95% delle imprese italiane «in evidente contraddizione con i principi della libera concorrenza». A denunciarlo è la Cna, che ricorda: «Il codice prevede che le stazioni appaltanti verifi chino, tra i requisiti per la partecipazione ad un appalto, anche quello del fatturato». E ancora: «Solitamente», nelle gare, in merito a questo parametro «si richiede il massimo, ovvero il doppio del valore dell'appalto; questo signifi ca che, stante il valore medio pari a un milione di euro, per poter entrare in questo mercato, un'impresa deve avere almeno 2 milioni di fatturato». Requisito, questo, che solo una piccola parte delle imprese italiane può vantare; più precisamente meno del 5% di esse. Secondo l'organizzazione delle imprese artigiane, il dlgs n. 50/2016 e il successivo decreto correttivo n. 56/2017 hanno generato un contesto tale per cui, nonostante il nuovo codice, all'art. 51, incoraggi le stazioni appaltanti a suddividere in lotti i grandi appalti, in modo che l'entità dei singoli contratti corrisponda meglio alla capacità delle imprese, continua la tendenza in aumento dei volumi delle gare. Queste, dal 2014 al 2017, sono cresciute del 28,9%. Di più. Nel 2011, spiega la Cna, «il valore medio dei lotti era di circa 601.000 euro, oggi supera il milione: un aumento del 68,5%». L'analisi dell'organizzazione, a due anni dalla riforma, è contenuta in uno studio del luglio scorso. In esso si legge come, ormai, le stazioni appaltanti operino con affidamenti mediamente superiori a 1 mln di euro. «Oltre all'amministrazione centrale (aggregata dall'attività Consip)», si comportano così «anche Lombardia, EmiliaRomagna, Toscana, Campania e Sicilia»; tutte insieme «rappresentano i 2/3 dei volumi degli appalti del 2017». E ancora: se a queste gare aggiungiamo anche quelle di «Valle d'Aosta, Veneto, Liguria, Lazio e Puglia, la cui media è di poco inferiore al milione, si arriva a 3/4 del mercato degli appalti», chiosa la Cna. Dunque, a conti fatti, l'organizzazione rileva che «il 75% del mercato è orientato verso una taglia extralarge dei lotti». Peraltro, in alcuni casi le dinamiche sono davvero eclatanti: «In Sicilia e in Toscana il volume medio dei lotti negli ultimi 3 anni è triplicato. In Emilia-Romagna, Valle d'Aosta, Veneto e Liguria, è raddoppiato», denuncia lo studio. Una possibile spiegazione? L'organizzazione scova la genesi di tutto questo nel processo di aggregazione della domanda, cioè nella riduzione e nell'accorpamento delle stazioni appaltanti; una tendenza presente da qualche lustro e ribadita anche nel codice degli appalti di due anni fa, che, però, spiega la Cna, «ha generato» anche «la concentrazione dell'offerta, danneggiando le imprese di minori dimensioni e contraddicendo uno dei principi fondamentali delle direttive europee».

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