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12/09/2020

Accuse incrociate sul concorso E adesso il caso finisce in procura

QN - La Nazione

PRATO Una querela e una contro querela. Due fascicoli aperti in procura, uno per abuso in atti di ufficio e l'altro per diffamazione. Al centro del contendere il cantiere per la realizzazione di 32 alloggi di edilizia popolare in via Ferraris che si è aperto proprio ieri. A sollevare dubbi sul bando di gara per la ricerca di un responsabile della sicurezza è stato l'architetto veneto Flavio Carazzato che quel bando non lo ha vinto. Il professionista sostiene che la procedura è stata «viziata» per far vincere il figlio di un ex dipendente dell'Epp (Edilizia pubblica pratese). Carazzato - nelle mail inviate a tutti i sindaci della provincia, tv, giornali - ha puntato il dito contro il presidente dell'Epp, Federico Mazzoni, e contro il rup (responsabile unico del procedimento), l'ingegnere Giulia Bordina che, a loro volta, hanno presentato denuncia contro di lui. A fronte delle querele incrociate, il procuratore Giuseppe Nicolosi ha aperto due fascicoli distinti. Uno per abuso di ufficio per verificare la correttezza della gara di appalto, l'altro per diffamazione contro Mazzini e Bordina. Nella querela Carazzato solleva dubbi sull'incarico affidato al figlio di un ex dipendente dell'Epp, insinuando che il bando sia stato pilotato. «Carazzato non ha mai fatto richiesta di accesso agli atti - spiega Mazzoni - Eppure si tratta di un bando pubblico, tutti lo possono vedere. Non ha fatto ricorso, non si è preoccupato di verificare se quello che stava dicendo fosse fondato. Ha leso pubblicamente l'immagine della società e della professionista Giulia Bordina. La cosa, ci sembra, strumentale. Non so neppure se ha fatto querela». «La procedura di evidenza pubblica è partita molti mesi fa e l'avviso ha avuto massimo risalto anche a livello nazionale - spiega la diretta interessata, Giulia Bordina -. Avevamo previsto una serie di requisiti fondamentali per individuare una figura che doveva avere una qualifica elevata in quanto il cantiere è molto importante. Alla prima selezione hanno partecipato 23 professionisti. Otto hanno preso il massimo dei voti e così ne abbiamo estratti 5 che sono stati ammessi alla seconda fase. Fra questi c'era Carazzato». L'architetto, secondo quanto racconta Bordina, non sarebbe riuscito a dimostrare quello che aveva dichiarato nella prima selezione. «Uno dei requisiti fondamentali era quello di avere collaboratori o soci che potessero garantire una presenza costante al cantiere - prosegue - Carazzato aveva sostenuto di avere almeno 4 collaboratori continuativi ma non ha prodotto la documentazione idonea». «Avrebbe potuto scriverci, ricevere la riammissione contestualizzando, avrebbe potuto contestare l'aggiudicazione provvisoria e poi quella definitiva - conclude Bordina - Non si è mai fatto sentire e ad agosto ha cominciato una campagna di diffamazione contro me e Mazzoni. Non potevamo impedire al professionista di partecipare a una gara aperta solo perché è figlio di un ex dipendente». Laura Natoli