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23/10/2018

Accusato dall’ex boss «Imprenditore assolto dopo 29 mesi di carcere»

Il Mattino

LA SENTENZA
Marilù Musto
Dopo ventinove mesi di detenzione preventiva, ieri è stato scarcerato e rimesso in libertà. I beni sotto sequestro gli sono stati restituiti. E dopo la sofferenza di 29 mesi dietro le sbarre, è stato assolto da tutti i reati. Si tratta di Ferdinando Di Lauro, l'imprenditore di San Cipriano d'Aversa, vincitore di appalti anche all'ospedale Cardarelli, che finì in carcere nel 2016 accusato dal collaboratore di giustizia Antonio Iovine, l'ex boss del clan dei Casalesi.
Il tribunale di Napoli nord, presidente del collegio Luigi D'Angiolella, ieri ha letto la sentenza dopo ore di camera di consiglio. Ferdinando di Lauro, difeso dall'avvocato Nando Letizia, è stato assolto dal reato di associazione camorristica e di turbativa d'asta aggravata dal metodo mafioso. Lacrime e gioia, ieri, dopo la notizia della sentenza. In manette, all'epoca, finì anche il socio, Andrea Grieco. L'indagine fu coordinata dal pool antimafia del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli (pm Catello Maresca) e condotta dai carabinieri del comando provinciale di Caserta. Di Lauro è stato assolto perché il fatto non sussiste. Ma ci sono voluti due anni prima che l'imprenditore potesse mettere il piede fuori dal carcere di Secondigliano. In sostanza, per la Dda di Napoli, tra il 2007 e il 2011 grazie alle «amicizie» nel Comune di Aversa, Di Lauro sarebbe riuscito ad aggiudicarsi l'appalto da 21 milioni per la realizzazione dell'Area Pip. Nell'inchiesta risultava, all'epoca, indagato anche Vincenzo Di Federico, un altro imprenditore ritenuto all'epoca vicino a Di Lauro e, quindi, a Iovine. In realtà, l'appalto ricade nel periodo in cui il sindaco ad Aversa era Domenico Ciaramella, il quale - durante la fase dibattimentale - ha anche testimoniato nell'aula di giustizia di Napoli nord, spiegando di non aver mai ricevuto pressioni per l'appalto nell'area Pip.
Stando alla tesi difensiva, accolta dai giudici, il progetto Pip per due volte non venne mai applicato. Per l'accusa, il precedente imprenditore affidatario della costruzione dei capannoni, Michele Russo, sarebbe stato costretto a cedere l'area Pip. Ma la circostanza non sarebbe stata dimostrata al processo.
Il pm della procura Antimafia, Graziella Arlomede, aveva chiesto per Di Lauro la condanna a tre anni di reclusione, ma il tribunale ha assolto l'imputato da entrambe le accuse.
Per la stessa vicenda il pentito Antonio Iovine è stato condannato a due anni di reclusione in abbreviato. Fu lui a spiegare che Di Lauro accompagnava i figli nel suo rifiugio nel periodo di latitanza. Ma le sue dichiarazioni non sono state, evidentemente, convincenti e credibili.
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