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04/01/2019

Accoglienza, operatori preoccupati «Nessuna notizia sui posti Sprar»

Eco di Bergamo

Anche sul nostro territorio c'è preoccupazione per i progetti Sprar (Sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati), che nel nuovo decreto Salvini diviene Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati).

I bandi che finanziano i progetti Sprar hanno durata triennale. Attualmente sono 163 le persone inserite in questi percorsi, che coinvolgono solo 5 donne, una decina di persone in nuclei familiari e 150 uomini. Sono invece poco più di 1.800 i richiedenti asilo ospitati nei Cas o negli appartamenti di accoglienza diffusa. I primi bandi Sprar a scadere sono quelli della città di Bergamo, il 31 dicembre 2019; il 31 dicembre 2020 per i progetti in Val Cavallina, nel giugno 2020 a Bagnatica. Per il futuro non si sa se questi posti verranno mantenuti, visto che non vi potranno più accedere coloro che hanno un titolo di protezione umanitaria (cancellata dal decreto Salvini).

«I decreti Sprar sono congelati - dice Omar Piazza, referente consorzio Solco Città Aperta -. Da luglio attendiamo invano risposta alla richiesta inviata al ministero dell'Interno, per l'ampliamento dei posti Sprar. Si tratta di 100 posti in più per gli adulti e altri 30 per i minori. Il bando è stato chiuso il 31 marzo, ma non se ne sa più nulla, nonostante i solleciti inviati e l'interrogazione di Elena Carnevali (deputata Pd, ndr)». C'è perplessità su i prossimi bandi: «Non si sa quali saranno le regole, quindi non sappiamo come muoverci», conclude Piazza. A Bergamo i posti Sprar sono 38 tutti occupati, «ma via via che le persone concludono il loro percorso - dice l'assessore alla Coesione sociale Maria Carla Marchesi - non sappiamo se ce ne saranno altre con il titolo per accedervi, visto che la protezione umanitaria non sarà più riconosciuta, ma sarà necessario un permesso sussidiario internazionale. Non ci sono posti per minori e quelli che abbiamo richiesto credo non verranno concessi. Per ora riusciamo a trovare accoglienza per i ragazzi in Piemonte e Veneto. Questo garantisce ai ragazzi formazione e istruzione». I minori non accompagnati, attualmente 42 a Bergamo, sono inseriti in comunità, con costi elevati a carico del Comune («Il costo giornaliero medio è pari a 60 euro, con un rimborso da parte dello Stato di 45 euro» spiega l'assessore). Intanto lo scorso 18 dicembre è stata emanata la circolare del ministero dell'Interno che chiarisce il decreto legge 113/18. Si ribadisce la non retroattività del decreto per cui i richiedenti asilo e i titolari di permesso umanitario già presenti nello Sprar rimarranno in accoglienza fino alla scadenza del progetto in corso. «Siamo molto arrabbiati per le novità introdotte dal decreto legge Salvini - commenta don Roberto Trussardi, direttore della Caritas diocesana -, ma stiamo confrontandoci con le altre Caritas per vedere come procedere con l'accoglienza». Certa è la riduzione degli stanziamenti dal Viminale. Si va nella direzione di favorire grandi strutture per numeri consistenti di richiedenti asilo ai quali si garantiranno vitto e pernottamento, ma non corsi di italiano, percorsi formativi, inserimenti nelle realtà locali, possibilità di volontariato. A Bergamo il bando prefettizio, scaduto il 31 dicembre, avrà una proroga di due-tre mesi. Fino a marzo quindi il sistema accoglienza funzionerà più o meno come è stato finora. Per il futuro si attende di vedere come verrà proposto il prossimo bando prefettizio, anche se è noto che per i Cas che ospitino fino a 50 persone sono previsti 26,35 euro al giorno; tra 51 e 300 saranno 25,25 euro, per l'accoglienza diffusa negli appartamenti con piccoli gruppi 21,35 euro al giorno. «Vediamo quali saranno i criteri del bando. Probabilmente sarà necessario ristrutturare l'intervento - commenta Bruno Goisis, presidente della cooperativa sociale Ruah -, magari coinvolgendo il volontariato o mettendoci risorse proprie». • Laura Arnoldi