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14/07/2018

Accoglienza, Firenze sotto accusa «Bandi fatti male, possibili rischi»

Corriere Fiorentino

Il rapporto
La classifica di «In Migrazione». La Prefettura ribatte punto su punto
di Jacopo Storni Accoglienza profughi, i bandi della Prefettura di Firenze sono tra i meno stringenti d'Italia. Lo dice il rapporto dell'associazione In Migrazione sui Centri di Accoglienza Straordinaria attivati dalle Prefetture sul territorio nazionale. In base ai punteggi elaborati dall'associazione, la Prefettura di Firenze si colloca al terzultimo posto tra le oltre cento prefetture italiane, davanti soltanto a Crotone e Cosenza. Le principali carenze, secondo In Migrazione, sono determinate dalla non definizione di un numero massimo di ospiti per struttura, dalla mancata presa in esame della qualità professionale degli operatori sociali e da una carente descrizione dei servizi da erogare alla persona, soprattutto in tema di integrazione e apprendimento della lingua. «Se un bando viene fatto così male - ha spiegato Simone Andreotti, responsabile del rapporto - il rischio è quello di lasciare aperta una finestra dove si può infilare un'associazione male intenzionata». Oppure, un'associazione con poca esperienza sul fronte dell'accoglienza migranti, come accaduto in alcuni casi. Un rapporto mal digerito dalla Prefettura di Firenze, che controbatte su alcuni punti specifici: «Per quanto riguarda il numero massimo di ospiti, la provincia di Firenze è strutturata sulla base del principio di "accoglienza diffusa", (ovvero pochi migranti in piccoli centri). In base a questo principio - spiegano da Palazzo Medici Riccardi - su 177 strutture ospitanti, solo 20 hanno più di 30 posti, per cui le altre 157 sono di piccola e media capienza». Sussistono però strutture con molti migranti, tra cui quella di Calenzano (86 migranti) e Villa Pepi a Firenze (66 migranti). «Per i Cas medio-grandi - è stato specificato dalla Prefettura - il bando di gara prevede l'obbligo per il gestore di assicurare un presidio H24 in modo da svolgere un monitoraggio costante della struttura». Quanto alla carenza dei corsi d'italiano, dalla Prefettura spiegano: «Il nostro bando non fissa un numero massimo per la composizione delle classi in quanto i corsi non vengono organizzati in ogni struttura proprio perché, in virtù dell'accoglienza diffusa, in alcune è presente un minor numero di ospiti. Per questo, le lezioni vengono organizzate nei centri più grandi oppure presso scuole o altri presidi, dove si recano i migranti accolti nei centri minori. È stata costituita una task-force con il compito di ispezionare sistematicamente ogni Cas». Al contrario di Firenze, secondo il dossier In Migrazione, la vicina Siena è la seconda Prefettura più virtuosa d'Italia dopo Rieti. A Siena, è spiegato nel rapporto, «la Prefettura ha pubblicato un bando con una particolare attenzione nel richiedere ai gestori puntuali ed efficaci servizi per la positiva gestione del tempo degli ospiti e per sostenerli nell'inclusione abitativa e lavorativa». E soprattutto, «Siena ha scelto di porre un limite massimo di 40 ospiti per ogni Cas». Gli esempi virtuosi come Siena, è spiegato nel dossier, «dovrebbero rappresentare il punto da cui partire per il Ministero dell'Interno nel sostenere le Prefetture uniformando e migliorando le gare d'appalto e, di conseguenza, la qualità dei Cas sul territorio». Cosa che, evidentemente, non è accaduta su Firenze, che però è in buona compagnia nei casi poco virtuosi. Complessivamente, dal rapporto è emerso che, in tutta Italia, sono soltanto 16 i bandi di gara indetti dalle Prefetture per l'apertura e la gestione dei Cas che raggiungono la sufficienza, mentre ben 64 risultano carenti e 21 molto carenti. Gare d'appalto caratterizzate da forti ritardi burocratici: si sono riscontrati complessivamente più di 5 mila giorni di ritardo tra la data prevista di avvio dei servizi e l'aggiudicazione delle gare d'appalto, con una media nazionale di ritardo per Prefettura di quasi due mesi. La speciale graduatoria delle Prefetture è stata svolta dall'associazione In Migrazione attraverso la somma totale di una serie di punteggi attribuiti ad ogni specifico servizio previsto per una buona accoglienza e integrazione.

Foto: temi Le carenze sarebbero la non definizione del numero massimo di ospiti, la mancanza di requisiti professionali, la vaghezza sui servizi

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