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13/04/2021

Accoglienza ai rifugiati: il giudice del lavoro condanna la Prefettura

Il Messaggero

Cinque lavoratori della San Michele Arcangelo non ricevettero più lo stipendio: a pagare sarà chi diede l'appalto alla cooperativa
IL PROCESSO
Due anni di battaglie legali contro la Prefettura, solo per vedere riconosciuto un proprio diritto. Alla fine cinque ex dipendenti della Cooperativa sociale San Michele Arcangelo, assistiti dall'avvocato reatino Veronica Labonia, hanno ottenuto il pagamento degli stipendi arretrati e la cifra dovrà essere corrisposta proprio dalla prefettura, condannata dal Giudice del lavoro del Tribunale di Rieti. Una vicenda iniziata nel marzo 2018 e finita a carte bollate all'inizio del 2019, per quella che secondo l'avvocato reatino era una palese violazione dell'articolo 30 del Codice degli appalti.
IL BLOCCO NEI PAGAMENTI
La San Michele Arcangelo era una delle cooperative più grandi operanti sul territorio reatino che si occupava della gestione dei richiedenti asilo e tre anni fa era arrivata ad averne oltre 100, con 22 dipendenti. Nel marzo 2018 per la Cooperativa iniziarono i problemi economici e i primi ad essere colpiti furono proprio i lavoratori che non ricevettero più lo stipendio. Dopo una serie di rinvii nei pagamenti, a ottobre scattarono le dimissioni per giusta causa, con richieste di risarcimento, non solo da parte dei dipendenti, ma anche da parte dei tanti fornitori che dovevano essere pagati, ovvero idraulici, proprietari degli appartamenti, la ditta che forniva il cibo e così via. «Dopo una prima fase in cui sembrava tutto a posto ricorda l'avvocato Veronica Labonia le cose si erano bloccate e la situazione era allo stallo».
L'AZIONE LEGALE
A quel punto cinque dipendenti avevano deciso di intraprendere un'azione legale, assistiti dall'avvocato che aveva puntato tutto sul mancato rispetto del Codice degli appalti. «L'articolo 30 spiega Veronica Labonia dice chiaramente che, in caso di mancato pagamento, è l'ente appaltante che si deve occupare di saldare direttamente i lavoratori». Ciò non era stato fatto e c'era stato un continuo rimpallo di responsabilità, al punto che per mesi i lavoratori e gli ex fornitori non avevamo avuto un referente diretto al quale rivolgersi. Nel mese di marzo 2019 era partita la vicenda processuale, che aveva visto l'Avvocatura dello Stato, intervenuta per conto del ministero dell'Interno e della Prefettura di Rieti, opporsi alle pretese dei cinque lavoratori vantate in virtù di altrettanti decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi.
«Il Giudice del lavoro spiega l'avvocato Labonia inizialmente aveva revocato l'esecutorietà dei decreti. Su mia espressa istanza, però, l'aveva concessa di nuovo in seguito all'esito della prima udienza». Un primo passo, prima che venisse definitivamente accertato il credito dei cinque dipendenti della cooperativa: il Giudice del lavoro di Rieti, Rosario Carrano, ha rigettato l'opposizione di Ministero e Prefettura, confermando i decreti ingiuntivi sulla base dei quali la Prefettura è ora obbligata al pagamento di tutti gli stipendi che i cinque lavoratori non hanno ottenuto dalla Cooperativa San Michele Arcangelo.
Emanuele Laurenzi
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