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04/01/2019

Abiti usati, il servizio a una ditta di Monastir lambita dal caso Caritas

La Nuova Sardegna - di Paolo Merlini ; w

di Paolo MerliniwNUORODa qualche giorno sono comparsi in alcune vie cittadine i contenitori per la raccolta degli abiti usati. È un servizio che l'amministrazione ha affidato a una ditta esterna dopo aver bandito la gara d'appalto la scorsa primavera. È un appalto particolare, perché è la società affidataria a versare un canone al Comune, 1200 euro l'anno, e non viceversa. Alla gara si sono presentate due società, entrambe con sede in Sardegna. L'appalto triennale, per un ammontare di 3600 euro, è stato aggiudicato alla Sarda Recuperi Tessili srl di Monastir. È la società che è subentrata in diversi comuni dell'isola nei quali questo servizio era svolto dalla Serdan Tess, filiale oristanese di una società di Montemurlo in provincia di Prato, nei cui confronti nei mesi scorsi il prefetto di Oristano ha emesso un provvedimento di interdizione per sospetta infiltrazione mafiosa. Nulla a che vedere con la società vincitrice a Nuoro, ma resta da capire perché nei contenitori installati in città compaia il numero verde della ditta interdetta nella provincia di Oristano (800-187.396). Così come va segnalato a titolo di cronaca che il rappresentante della società di Monastir in sede di gara, Guido Afflitto, di Catanzaro, a ottobre è stato rinviato a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa degli abiti usati destinati alla Caritas di Cagliari che invece finivano nelle bancarelle di Napoli. L'attuale amministratore della ditta è Francesca Afflitto, di Prato, residente a Monastir.Con la raccolta degli abiti usati viene offerto un servizio alla città, ma se ne colgono anche i frutti attraverso la vendita. Dal canto suo, il Comune ne ha un ricavo d'immagine, non solo perché mette a disposizione dei cittadini un servizio indubbiamente utile per chi vuole disfarsi di capi d'abbigliamento dismessi, ma anche perché la raccolta di abiti usati costituisce un ulteriore tassello della raccolta differenziata, e dunque contribuisce a sollevare la soglia della cosiddetta premialità, ovvero gli sgravi della Regione verso i comuni virtuosi sul fronte dei rifiuti. Resta da capire perché, in tempi di nuove povertà e di forte immigrazione, in Comune non si sia pensato a un appalto che unisse raccolta differenziata e solidarietà, attraverso la distribuzione a chi ne ha bisogno.