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19/05/2020

«Abbiate fiducia nella nostra città Ne usciremo soltanto insieme»

Messaggero Veneto - Martina Milia

Martina Milia«Può sembrare retorica, ma viviamo una fase post terremoto. A differenza di tanti, però, io non sono catastrofico: i "morti" ci saranno, soprattutto tra le piccole imprese, però non sarà un'ecatombe. Sono convinto che insieme ci riprenderemo. Ci vorrà un po', bisognerà fare ancora sacrifici, ma ne usciremo». Il sindaco Alessandro Ciriani è pronto a guidare la ripartenza della sua comunità, con un invito a non mollare. Con prudenza, con concretezza e anche con un pizzico di fiducia nelle capacità di un territorio che si è sempre risollevato dai momenti più bui. «Sono sincero, quello che ora più mi preoccupa è la tenuta psicologica delle persone e degli imprenditori. Ecco perché dobbiamo cercare di reagire».Due mesi e mezzo sono passati e, se si guarda alle spalle, Ciriani vede un altro mondo. «Abbiamo vissuto uno stravolgimento totale, nella nostra quotidianità, nella vita di tutti. E poi anche in municipio, dove la pianificazione e i programmi che avevamo fatto sono stati spazzati via dal giorno alla notte. Però non ci siamo scoraggiati - rivendica il sindaco - e ci siamo messi tutti al lavoro, subito, per una ripresa, per il puntellamento del sistema economico e sociale individuando le nuove priorità». Quello che ormai tutti hanno imparato a conoscere come "lockdown", come isolamento totale, però, ci ha insegnato molto: «Prima di tutto a vedere che, con poche eccezioni, siamo stati capaci di rispettare le regole e quindi gli altri. Questo è già un valore importante», un valore che porta il sindaco a un moderato ottimismo per la nuova fase che si apre domani. «Non ci nascondiamo la realtà, sarà difficile tornare a quelli che erano la nostra vita e il nostro tessuto sociale ed economico tre mesi fa, però si può vedere uno scenario meno apocalittico di quello che molti dipingono. Ho letto di previsioni di calo del Pil che variano dall'8 al 16 per cento. Ora io credo sia ragionevole pensare che questo trend si assesterà su una via di mezzo. Credo che come nel 2008 ci sarà anche la conta dei "morti", se parliamo di imprese, e purtroppo questo fenomeno non sarà necessariamente legato all'incapacità delle imprese di riconvertirsi e di trovare spazio nel mercato. Purtroppo per una quota di queste realtà ci sarà l' impossibilità economica di far fronte al cambiamento - analizza Ciriani -. Tuttavia il sistema economico, nell'arco di un periodo temporale che ora è difficile definire, dovrà ricostruire ciò che è venuto meno e i posti di lavoro. Ripartirà prima l'industria, poi il terziario e i servizi a ruota. Dobbiamo essere fiduciosi».Nel frattempo secondo il primo cittadino il compito del sistema pubblico, dai Comuni allo Stato passando per le Regioni, dovrà essere quello di garantire a tutti la sussistenza. L'esperienza dei buoni spesa che ha visto 2 mila nuove persone presentare richiesta - ma solo 600 domande sono state soddisfatte perché avevano i requisiti previsti dalla norma - spinge il Comune a dire «che comunque la nostra rete sociale è in grado di dare una risposta minima a queste famiglie. Abbiamo riorganizzato le priorità in modo che ciò sia possibile». L'altro pilastro, che per il sindaco sorregge le famiglie e che è in parte competenza dei Comuni, è la cura dei minori. Con il venire meno della scuola «e uno scenario pieno di interrogativi - prosegue Ciriani - quello che stiamo facendo è accantonare una quota di risorse importante che, una volta capiti gli indirizzi precisi dello Stato e della Regione, ci permettano di modellare gli interventi sulle reali necessità delle famiglie. Bisognerà raddoppiare i trasporti scolastici per garantire le distanze? La mensa ci sarà o no? Dovremo affittare spazi per avere aule che rispondano ai nuovi canoni? Il doposcuola sarà offerto? Quello che oggi sappiamo è che ogni azione sarà più costosa di prima perché le misure di sicurezza lo richiederanno. Noi dobbiamo essere bravi a fare bene i conti e a questo, con l'assessore alle finanze Mariacristina Burgnich, stiamo lavorando senza sosta». Nei giorni scorsi c'è stato anche un incontro con i dirigenti scolastici «che hanno manifestato l'esigenza non solo di avere più banda larga a scuola, ma anche connessioni migliori nelle case per raggiungere tutti i bambini. Allora dobbiamo ragionare su questo e su tante spese impreviste - penso all'ipotesi termoscanner all'ingresso delle lezioni - che diventeranno la normalità». Le priorità del sindaco di Pordenone sono quelle di tutti i sindaci «e devo dire che in questi mesi la collaborazione tra Comuni è stata fondamentale per affrontare tanti temi: dalla banale riapertura del mercato alle interpretazioni delle circolari».Poi c'è tutto il capitolo economico che, come nell'emergenza post terremoto, è in cima alle priorità delle amministrazioni locali. «Noi abbiamo agito su due fronti: da un lato riducendo il carico fiscale sulle pmi, dall'altro facendo ripartire i cantieri. Avremmo potuto fare di più se fossero state accolte dallo Stato alcune proposte che, come Comuni, abbiamo avanzato: la semplificazione del codice degli appalti - anche se pare arriverà un nuovo provvedimento e lo attendiamo - e la possibilità di trasformare fondi europei destinati agli investimenti in spesa corrente o magari lo sblocco in parte del fondo dei crediti di dubbia esigibilità. I Comuni hanno molta liquidità "in pancia", ma bisogna metterli nelle condizioni di spenderla. Bisogna liberare i soldi dal peso della burocrazia, ora servono meno provvedimenti ma semplici e veloci, tarati sulla realtà dei fatti».Da domani riapriranno i negozi e i locali pubblici (non solo per asporto) e anche questa sarà una prova importante, non solo per le imprese. «Alle aziende dico, non pensate di recuperare tutto e subito, abbiate la pazienza di sopportare questi mesi di sacrificio, non sarete soli - scandisce il sindaco -. Ai pordenonesi, invece, l'invito a spendere nei negozi e nei locali della nostra città, anche così si sostiene la comunità, si riparte insieme».Per quanto riguarda il bilancio comunale, che è stato stravolto reindirizzando le poste «sul sociale e sugli sgravi per le famiglie e le imprese», il conto più salato sono chiamato a pagarlo «le associazioni, sia quelle culturali che sportive. In questi settori, così come nella promozione del territorio, abbiamo dovuto azzerare i capitoli, ma è una necessità dettata anche dalle regole del distanziamento sociale. Gli stessi festival importanti - da Pordenonelegge al Blues festival - che pure hanno le risorse della Regione, saranno costretti a pensare eventi più piccoli o rinviare la loro programmazione». Il sindaco chiede al mondo associativo «comprensione in questo momento». Quanto all'animazione della città «con Sviluppo e territorio stiamo pensando a qualcosa, qualora la norma dovesse offrirci dei margini. Credo comunque che nel prossimo mese lo svago più probabile sarà andare al ristorante, vivere i nostri locali pubblici all'aperto, con le nuove regole, riscoprendo il piacere di chiacchierare, senza assembramenti». --© RIPRODUZIONE RISERVATA