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02/07/2021

A rischio lavoro e servizi. «Cancellare la legge»

Il Giornale di Vicenza

LA PROTESTA L'allarme dei lavoratori dei settori energia elettrica, gas e igiene ambientale che hanno avuto un colloquio con il prefetto
Adesione in massa allo sciopero contro la norma che vuole esternalizzare l'80 per cento delle attività
A rischio i posti di lavoro («tra i 10 e i 20 mila solo in Veneto»), così come la qualità dei servizi pubblici essenziali, con il timore che tutto questo riduca gli standard di sicurezza e incida negativamente sui costi finali per i cittadini. È l'allarme lanciato dai lavoratori dei settori dell'energia elettrica, gas e igiene ambientale che ieri mattina hanno preso parte allo sciopero nazionale indetto da Filctem Cgil, Femca e Flaei Cisl, con Uiltec contro l'articolo 177 del codice degli appalti. Una mobilitazione che in tutta la provincia ha registrato una larga adesione, pari a oltre l'80 per cento dei dipendenti (che si stima siano alcune centinaia nel Vicentino, tra multiutility pubbliche e aziende private, fatta eccezione per quelle in house), culminata con un sit-in davanti alla prefettura e con un colloquio con il titolare dell'ufficio governativo di contra' Gazzolle, Pietro Signoriello. Al centro delle proteste, il provvedimento che obbliga le aziende concessionarie delle forniture e dei servizi pubblici a esternalizzare almeno l'80 per cento delle attività in concessione con importo superiore ai 150 mila euro, anche qualora l'attività dovesse essere svolta da personale interno all'impresa. Norma che dovrebbe scattare a partire dal primo gennaio 2022, cui i sindacati sono decisi a opporsi. «Esternalizzare l'80 per cento delle attività - commenta Giuliano Ezzelini Storti, segretario generale di Filctem Cgil - significa destrutturare dei servizi che funzionano e che durante la pandemia sono stati garantiti egregiamente. Per questo, lo sciopero è a favore non soltanto dei lavoratori coinvolti, che in base alla nuova norma potrebbero improvvisamente essere lasciati a casa o trovarsi con altri contratti, ma dell'intera società». Tra bandiere e slogan, ieri i lavoratori hanno gridato tutto il loro dissenso nei confronti del provvedimento. «Il rischio - avverte Giovanni Passarini della segreteria regionale Flaei Cisl - è quello di ridurre la forza lavoro professionalizzata di queste aziende, ovvero 150 mila persone in tutta Italia, e di trasferire le attività al personale di ditte che non sono preparate nemmeno sotto il profilo della sicurezza sui luoghi di lavoro». «Così, andiamo a svuotare le aziende», aggiunge Daniele Zambon di Femca Cisl. «Tutto questo può diventare una bomba anche dal punto di vista dei servizi essenziali - le parole di Massimo Zordan di Uiltec - tutti ci danno ragione, siamo alla seconda proroga della norma, quello che chiediamo è che venga cancellata». Rivendicazioni indirizzate a Roma che il prefetto, al termine dell'incontro di ieri mattina, si è impegnato a riferire agli organi di governo. . L.P. © RIPRODUZIONE RISERVATA