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01/08/2020

5G, no al bavaglio per i sindaci

ItaliaOggi - MASSIMILIANO FINALI

La requisitoria della presidente dell'Anpci in audizione sul decreto semplifi cazioni
Biglio: incostituzionale impedire la tutela della salute
Impedire ai sindaci di introdurre limiti all'installazione sul territorio comunale di antenne 5G è incostituzionale. Perché sottrae ai primi cittadini le prerogative di tutela della salute pubblica per di più in assenza di studi certi sull'impatto ambientale e sanitario della nuova tecnologia di comunicazione cellulare che ne escludano la pericolosità per l'uomo. La norma (art.38, comma 6 del decreto semplificazioni) è incostituzionale anche in virtù della sua tecnica normativa; si va ad incidere sui poteri attribuiti dal Testo unico enti locali ai sindaci con un «commicino» previsto in un decreto legge, senza modifi care la norma primaria. Infi ne, la norma cozza contro il principio di precauzione stabilito dalla Ue (e recepito dall'Italia) e in quanto tale di rango superiore alla norma ordinaria. E' una dura requisitoria contro il decreto semplificazioni (dl n.76/2020) quella che la presidente dell'Anpci, Franca Biglio, ha tenuto martedì scorso in audizione dinanzi alle commissioni affari costituzionali e lavori pubblici del Senato. «È inconcepibile introdurre in un decreto legge una norma che mette il cittadino nelle condizioni di non poter scegliere se essere irradiato o meno e impedisce al suo sindaco di intervenire a tutela della sua salute». «Come si fa per i farmaci che prima di essere messi in commercio vengono sperimentati (e solo se le autorità esprimono un parere favorevole, il farmaco viene venduto) lo stesso sarebbe dovuto accadere con il 5G. Ma tutto ciò non avviene, sia perché non c'è l'informazione sui rischi, sia perché non c'è possibilità di scegliere di non essere irradiati. Limitare la possibilità per l'autorità pubblica locale di intervenire a tutela della salute qualora, ad esempio, dovessero essere disponibili future informazioni che danno la certezza della dannosità del 5G è una disposizione palesemente incostituzionale», ha osservato Biglio. Per quanto riguarda le misure del decreto in materia di appalti, la presidente dell'Anpci ha chiesto più poteri per i sindaci che «in una situazione di emergenza dovrebbero poter operare in deroga assoluta su tutto come accaduto durante l'alluvione in Piemonte nel 1994». Biglio ha espresso soddisfazione per le semplificazioni su affi damenti diretti e procedure negoziate anche se andrebbe meglio chiarito come avverrà la scelta dei concorrenti. Secondo l'Anpci tutte le misure di semplifi cazione e derogatorie del codice degli appalti dovrebbero essere stabilizzate, quanto meno per i piccoli comuni, e non previste solo fi no al 31 luglio 2021. Un'altra norma del decreto legge che non convince l'Anpci è quella sulla responsabilità per danno erariale del responsabile unico del procedimento (Rup) in caso di mancato rispetto dei termini. Secondo l'Anpci «la norma, in sé ineccepibile, si scontra duramente con la realtà dei fatti perché trovare un funzionario pubblico che voglia svolgere il ruolo di Rup è ormai quasi impossibile, e ogni «grida contro questa categoria non fa che alimentare la difficoltà di trovare Rup. Lo Stato deve investire per ricostruire una classe di funzionari tecnici pubblici, che siano all'altezza delle responsabilità di un mondo profondamente cambiato: ogni altra soluzione è semplicemente velleitaria e porta solo ad ulteriori forme di paralisi», ha proseguito Biglio. L'Anpci ritiene apprezzabile l'innalzamento a 150 mila euro della soglia per l'affi damento diretto di lavori, servizi e forniture, ma solleva dubbi sulla procedura negoziata senza bando previa consultazione di almeno cinque operatori economici. «Anche in questo caso non usciamo dal livello delle buone intenzioni», lamenta la presidente dell'Anpci. «Come è possibile che piccole realtà territoriali possano esprimere negli anni un sistema di rotazione»?