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02/06/2020

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Gazzetta del Sud

Polisportivo, Cinema"A rgo"e terminal bus le opere sotto la lentea Rosarno Un" affare" da oltre 13 milionie mezzo di euro
PALMI Il saccheggio dei fondi Pisu (13,6 milioni di euro) per le opere della Città del porto non ha riguardato solo Gioia Tauro, ma anche Rosarno. Un saccheggio che ha coinvolto la cricca di imprese che facevano capo al" sistema Piromalli"e che avrebbero potuto contare sull' importante appoggio di alcuni funzionari comunali. Lo schema, fotografato nell' inchiesta" Waterf ront",è quello già sperimentato non soloa Gioia Tauro, ma anche in altri centri della Piana. Tra questi spicca, appunto, Rosarno. L' appalto del Centro polisportivo prevedeva la progettazione esecutiva el' esecuzione dei lavori per la realizzazione di un complesso con un blocco piscineei servizi annessi. Un vasto intervento, quindi, su un' area di quasi 7 ettari. Nell' area previstaa parco, oltre la costruzione della piscina, sarebbero dovuti sorgere campi di tennis, di pallavolo all' aperto, una pista ciclabilee un' area ristoro. «Con riferimento agli appalti banditi dal Comune di Rosarno-scr ivono i magistrati di Reggio Calabria nell' ordinanza- le condotte illecite realizzate dai legali rappresentanti delle società aggiudicatarie, unitamentea Giorgio Morabito, Francesco Bagalà, classe' 77e' 90, sono le medesime» emerse negli appalti di Gioia Tauro. «Nel caso di specie- si legge nelle carte dell' inchiesta" Waterf ront"- le condotte di abusod' ufficio hanno riguardato in particolarel'in gegne re Alessandra Campisi nonché il segretario comunale pro tempore, che nell' appalto relativo al centro polisportivo hanno addirittura liquidato in danno dell' ente comunalel' acconto del 20% perl' importo di 877.557,12 di euro senza che sussistesseroi presupposti di legge ed in violazione del contrattod' appalto». Lo scandalo nella vicenda del centro polisportivo va ben oltre. La Campisi, infatti, avrebbe liquidatol' acconto- scrivonoi magistrati- «sebbenei lavori non fossero neanche iniziati, poiché vi erano in corso delle contestazioni in merito al progetto depositato dalla ditta aggiudicataria». Dalle carte emerge il ruolo fondamentale del sindaco di Rosarno, Giuseppe Idà, nell' individuazione del presunto illecito mediante un esposto alla procura di Palmi nel 2017. «Alla luce degli elementi di valutazione» analizzati dalle Fiamme gialle di Reggio Calabria emerge come l' Ati-Rti Barbieri Costruzioni, che si era aggiudicatal' appalto per il centro polisportivo «fosse un' entità meramente formale, costituita solo sulla carta al fine di dimostrare fintamente il possesso dei requisiti di categoria... necessari per la partecipazione alla gara ed eludere il sistema di qualificazione previsto dalla normativa in materia di pubbliche forniture, così ledendo il regolare regime di concorrenza tra le imprese e, quindi, turbando la pubblica procedura di gara». Vicende che erano già emerse nell' inchiesta " Cumbert azione", la prima operazione della Dda reggina sul presunto cartello di imprese legate al clan Piromalli.E come se non bastasse, le fideiussioni presentate all' ente dalla Barbieria titolo di cauzione per la stipula del contrattoa titolo di garanzia dell' anticipazione del 20% dei lavori erano, secondo gli inquirenti, «sostanzialmente false». f.a. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Le stesse fideiussioni prodotte dalla ditta Barbieri definite «sostanzialmente false» già in"Cumber tazione"


Foto: Centro polisportivo Il progetto dell' opera finanziata coni Pisu