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29/11/2019

2840 ALUNNI NELLA SCUOLA PIÙ GRANDE D’ITALIA (IL PRESIDE CHIEDE AIUTO)

Corriere della Sera - 7 - VALENTINA SANTARPIA

SOCIETA / L'INCHIESTA
«A volte mi sento più un direttore di hotel» dice Vito Pecoraro, alla guida di un alberghiero di Palermo dove (oltre agli studenti) deve gestire 350 docenti. E confessa: «Pensare alla sicurezza mi provoca un continuo stress». Tanto che con alcuni colleghi è sceso in piazza contro la legge del 2008 che li ha resi unici garanti in caso di incidenti
Duemilasettecento metri quadri, sei piani, sei cucine, 2.840 studenti, 350 docenti, 110 collaboratori: e lui a vigilare su tutto, a controllare, redarguire, incentivare, verificare, correggere. E se dovesse esserci malauguratamente un'emergenza, come un incendio, sempre lui sarebbe quello incaricato di portare a termine l'evacuazione, «in nove minuti esatti, come nelle prove», spiega Vito Pecoraro, il preside più "stressato" d'Italia. A capo da due anni della scuola più grande d'Italia per numero di alunni, l'istituto alberghiero Pietro Piazza, Pecoraro, che di anni ne ha 52, si sente un direttore d'albergo più che un funzionario scolastico: «Sono preside da 10 anni, ma appena arrivato qui, viste la hall, le sei cucine, le 120 classi... un po' di paura l'ho avuta. Ma ho iniziato a chiedere, a farmi spiegare, ad avere rassicurazioni... e poco alla volta ho preso il controllo della situazione». Responsabilità illimitata Rilassato? «Mai. La gestione della sicurezza mi stressa tantissimo. Non quella amministrativa o didattica. Ma la responsabilità di tante persone sì: se un ragazzo si fa male, è colpa mia. Almeno una volta al giorno faccio il giro della scuola, chiedo, mi affaccio nelle classi, parlo, faccio rilievi. Senza essere sgarbato, sempre con ironia e gentilezza. Ma facendo capire a tutti che ci sono regole chiare che vanno rispettate». Dopo che una dirigente scolastica, Franca Principe, dirigente del liceo Pisacane di Sapri, è stata condannata dalla Cassazione a un mese di reclusione con pena sospesa (e dall'ufficio scolastico regionale a 5 mesi di sospensione dal servizio senza stipendio), perché uno studente si ferì precipitando da un lucernario nel cortile, i presidi italiani sono scesi in piazza per chiedere una tutela penale che li protegga dalla responsabilità totale. Nella scuola di Palermo ce ne sono tanti di esempi. «Quando faceva molto caldo, una docente aveva messo un banco davanti alla porta dell'aula per far passare un po' d'aria. Le ho detto con una risata: e se dovesse succedere qualcosa, i ragazzi dovrebbero saltare sul banco per uscire? Ha capito al volo». In ulteriori occasioni è stato più complicato: «In un'altra sede c'era un insegnante che regolarmente lasciava i bambini in palestra per qualche minuto per andare a prendere il caffè. Gliel'ho fatto notare con gentilezza, che non era il caso. Una, due volte. Alla terza è scattata la contestazione formale». Quella di Pecoraro per la sicurezza non è un'ossessione, ma una necessità. «Perché i presidi sono garanti di tutto quanto avviene nella loro scuola, che però nella metà dei casi non è sicura», spiega Antonello Giannelli, presidente dell'associazione nazionale presidi. «La legge 23 del '96 stabilisce infatti che deve essere il Comune per le scuole dell'infanzia, le primarie e le secondarie di primo grado, la Provincia per le secondarie di secondo grado, a conservare in buono stato gli edifici. E la mancanza di soldi non è il problema principale. Il punto è farli arrivare a destinazione: a volte c'è anche incapacità tecnica. Poniamo poi che un Comune vinca una gara: dovrà gestire col codice degli appalti i lavori. Ma per essere evitare ricorsi avrebbe bisogno di uno studio legale di prim'ordine. Se un Comune sceglie una ditta in maniera non corretta e gli altri si rivolgono al Tar? I lavori potrebbero essere bloccati anche a tempo indeterminato». E i dirigenti subire a valle tutte le conseguenze. «Io delegherei volentieri», spiega Pecoraro. «Ma per la legge 81 del 2008 sono il datore di lavoro, e in quanto tale responsabile di tutto. Per fortuna ho un ottimo dirigente dei servizi generali e amministrativi, e una responsabile sicurezza molto preparata. Ma non basta: ci vorrebbe il riconoscimento del middle management, come in Francia. Ad esempio con un coordinatore del segretario e un vicepreside a cui sia riconosciuta la funzione dirigenziale, così da poter firmare gli atti amministrativi quando io non ci sono». In ferie senza pace In ferie, Pecoraro ci va, infatti. Ma il suo telefono è sempre acceso: «Quest'anno ero in Austria, mi hanno chiamato, che dovevo fare? Se ci sono cose di cui posso occuparmi solo io, non posso scomparire. Rispondo sempre. Per fortuna ho solo una figlia grande di cui occuparmi, ma la scuola sta sempre nella mia testa. Sono andato anche a manifestare a Roma coi colleghi per chiedere attenzione: nessuno vuole che il preside non abbia responsabilità, ma che si possano condividere con chi di dovere». E infatti, tra le richieste fatte dall'associazione dei presidi al governo c'è la necessità che siano gli enti locali a valutare i rischi, ma anche l'"impunità" per i dirigenti scolastici: «Se decidiamo di chiudere un'aula o alle brutte tutta la scuola per una situazione di rischio, non possiamo essere denunciati per interruzione di pubblico servizio», spiega Giannelli, che ha ottenuto dal viceministro Anna Ascani la rassicurazione che si interverrà su entrambi i fronti. I rischi maggiori? Crolli di controsoffitti e solai, plafoniere pericolanti, finestre in posizioni non consone, alveari di api e vespe, radici di alberi nei giardini. Per un perfezionista come Pecoraro, l'incubo peggiore è il vandalismo. «Se dovesse accadere un furto, o un atto di aggressione nei confronti della scuola, correrei subito, ovunque mi trovi». Eppure il posto dove lo si trova più spesso è proprio il suo ufficio, dove tutti possono presentarsi senza appuntamento. Dai genitori un po' arrabbiati ai docenti nervosi, fino ai "monelli" dell'istituto: «Mi è capitato anche di doverli trattenere fisicamente, per evitare che scappassero e facessero guai». Quando non riceve, Pecoraro è chino sulle carte: «Bisogna studiare le leggi per capirle e applicarle. Ma anche sulle certificazioni si deve essere preparati: ogni volta devo capire a chi rivolgermi e come reperire i fondi per fare formazione e ottenere l'aggiornamento dei certificati antincendio , antisisma, e così via». Roba da non dormire la notte. «Non esageriamo, io dormo la notte: sei ore. Mi bastano per tornare ogni giorno a scuola col sorriso: con la speranza di uscirne col sorriso. Di solito è così. Ma un'emergenza può sempre capitare, no?». I DATI Controsoffitti, crolli ogni 3 giorni Raccontateci i vostri istituti a rischio La giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, celebrata il 22 novembre scorso, cade nell'anniversario del crollo del liceo Darwin di Rivoli (Torino) in cui morì uno studente. Vito Scafidi aveva 17 anni quando rimase ucciso, nel 2008, dal crollo del soffitto dell'aula della IV D. I sei imputati (tre funzionari dell'ex Provincia e tre responsabili della sicurezza a scuola) sono stati condannati in Cassazione nel 2015. Da allora tutti i ministri dell'Istruzione hanno cercato di portare l'Osservatorio sull'edilizia scolastica e la manutenzione in cima alle priorità. Invano. L'ultimo rapporto di Cittadinanzattiva parla di 70 crolli di controsoffitti tra settembre 2018 e luglio 2019, di cui 29 in regioni del Nord, 17 nel Centro, 24 al Sud e Isole, con 17 studenti e 6 adulti feriti. Un crollo ogni tre giorni a scuola, mai così tanti dal 2013. Sempre grave il ritardo nell'utilizzo dei fondi. Su 4,5 miliardi, solo 1,6 è stato utilizzato. Se conoscete edifici scolastici con situazioni a rischio, scrivete a lettereasette@rcs.it

Foto: Tre alunne del "Piazza" a lezione di pasticceria nel laboratorio in una delle cucine di VALENTINA SANTARPIA foto di GIANNI CIPRIANO


Foto: In alto, il preside dell'Alberghiero Piazza di Palermo, Vito Pecoraro, nel suo ufficio. Qui sopra, alcuni ragazzi dell'istituto sono impegnati in cucina nella preparazione delle verdure per un ricevimento esterno alla scuola palermitana, la più grande d'Italia per numero di studenti: sono 2.840 con 350 insegnanti